Nuove speranze sulla Popolare di Bari

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 Imprese, consumatori, risparmiatori si sono uniti nel volere restituire certezze al mondo creditizio e finanziario. Ormai da tempo immemore i piccoli azionisti in ogni dove in Italia e nel mondo sono stati ignorati nella tutela del loro risparmio.

 L’assenza di un polo bancario meridionale costituisce una limitazione sicura allo sviluppo delle aree del Paese in via di spopolamento. L’intero Sud e i vari Sud d’Italia hanno bisogno per il loro rilancio di una infrastruttura creditizia e finanziaria che supporti il loro sviluppo: il polo bancario meridionale.

 Quindi nell’interesse di tutti, indistintamente di tutti, gli italiani serve che la questione Banca Popolare di Bari venga usata come opportunità per andare in questa direzione. Naturalmente l’elemento principale è il rispetto del Diritto; nel nostro caso del diritto di proprietà della Banca e quindi la salvaguardia del risparmio investito in questa attività finanziaria. Non è cosa grande ma 70.000 risparmiatori non sono pochi e la grandezza dello stato si vede proprio nella sua capacità di stare vicino agli ultimi e ai piccoli nel rispetto del Diritto e non certo nella mera erogazione di parti del danno subito che pure va garantita.

 Salta agli occhi l’assenza delle imprese maggiori in questo dibattito sul futuro del sistema bancario meridionale. Evidentemente ormai i poteri che contano pensano a se stessi forse perché al di là dei discorsi di circostanza, stanno anche loro nelle pesti e devono concentrarsi nei loro business: il Sud per loro non esiste se non per insediarvisi fruendo degli aiuti decisi per il sud ma destinati a loro. Tocca ai meridionali cavarsela da soli.

 In questo scenario di abbandono del sud al suo destino molto bene hanno fatto le Autorità pubbliche preposte ad impegnarsi nel salvataggio della banca. Adesso serve il suo rilancio nell’ambito della economia di riferimento. Restituendo certezze al risparmiatore l’operazione sarà di grande successo. In altre banche del Territorio pare che la richiesta di azioni stia tornando a crescere significativamente ed oggi è più ampia la loro domanda che non l’offerta; questa è una verifica concreta del valore possibile delle azioni. Questo ritorno di fiducia non va mortificato e va riportata chiarezza in ogni dettaglio della vita della banca come di tutte le banche. 

Le cause giudiziarie non si contano come anche gli esposti intesi a capire verso quale scenario si stia andando (come quello recente ormai arcinoto presentato alla Corte dei Conti). Leggere sul giornale che è possibile che la banca di Bari possa essere venduta come se non fosse una Istituzione di bandiera della economia barese e come se non svolgesse un ruolo pubblicistico nel deserto bancario meridionale… preoccupa non poco. Venderla come fosse una piccola azienda di scarpe o di salotti laddove svolge e deve svolgere un ruolo sociale ed economico fondamentale per il Mezzogiorno (peraltro voluto fortemente dai risparmiatori meridionali che hanno messo i soldi,…) non può essere accettato.

 Ma dopo mesi di disperazione profonda dei risparmiatori si percepisce diffusamente la fiducia di rivedere la banca tornare a Bari nell’interesse di tutti. Vedremo, ma siamo fiduciosi. 

CANIO TRIONE

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