Non è buon giornalismo dare notizie non certe. Però ormai tutte le notizie sono poco certe come anche le dichiarazioni dei leader. Quindi come si fa ad informare e a formarsi una idea degna di tale qualifica? La semi novità abbastanza plausibile sulla guerra è che si possono deviare i missili destinati al proprio territorio e rimandarli al mittente o mettere fuori uso i satelliti del nemico. Deviare la traiettoria dei droni sembra sia stato fatto nella guerra Russia Ucraina. Attendere che tutto ciò sia certo significa dare fra chissà quanto tempo una notizia vecchia; però oggi è già molto credibile.
La tecnologia, si sa, può tutto e quindi è notizia plausibile. Si difenderanno le linee di comando ai missili e droni ma prima o poi sarà possibile entrare nel sistema di guida dei missili e influenzarli in modo che vadano a colpire amici dei nemici o, ancora meglio, i nemici stessi che avevano inviato l’ordigno teleguidato. Rimandandolo indietro.
Ognuno vede che in caso di attacco nucleare una tecnologia del genere è preziosa per farla franca; ognuno vede che si tratta certamente di una tecnologia non pacifica ma certamente è difensiva; ognuno vede che la semplice probabilità della esistenza nel campo avverso di una tecnologia del genere impone cautela nello scatenare un attacco; ognuno vede che questa tecnologia porta acqua al mulino dei neutralisti e pacifisti; ognuno vede, infine, che la tecnologia militare, come già è stato per la bomba atomica, mette fuori gioco la guerra come sistema obsoleto per regolare i rapporti internazionali.
L’Italia nel suo “riarmo” privo di un qualunque senso e di opportunità (anche visto lo stato di abbandono in cui versano i tre quarti del suo territorio che hanno bisogno di spesa pubblica) deve darsi delle priorità e il dotarsi della tecnologia utile a influenzare la rotta dei vettori di armi ed esplosivi è una arma vincente; questa della ottimizzazione dell’arsenale per la difesa ha un senso sia sotto l’aspetto dei costi molto inferiori alla ipotesi di dotarsi di atomiche e missili ipersonici, sia per quello che riguarda il nostro ruolo nello scenario globale.
Peraltro “riarmo” non significa più da molto tempo costruire armi che sono già sul mercato ma inventarne di nuove prima che lo facciano gli altri; e quindi un sistema che sia in grado di deviare gli altrui missili o danneggiare satelliti può essere la cosa più adatta alla filosofia difensiva che ben si attaglia alla nostra popolare indole neutralista e può essere una tecnologia perfetta per essere venduta ai nostri partner europei che hanno le nostre stesse problematiche di potenze di mezza grandezza. Andremmo verso una Europa meno attaccabile e più propensa anch’essa ad avvicinarsi alla idea neutralista che è il futuro del globo.
Tutti sanno che ricorrere alla guerra (come a tutta la violenza) per ottenere qualcosa, non è esercizio di intelligenza ma è indizio di scarsa autostima. La sapienza italica e più precisamente meridionale, affinata in secoli e secoli di guerre altrui combattute anche a casa nostra e di feroci guerre di conquista che abbiamo subito, abbiamo capito che lo scontro armato è roba da barbari cui non ci adatteremo più e quindi ci manteniamo a distanza di sicurezza in attesa che implodano loro -i belligeranti- sotto il peso delle loro guerre. Una struttura difensiva che oltre che intercettare e distruggere armi nemiche possa rimandarli indietro al mittente significa non solo preservarci ma anche contrattaccare senza per questo possedere un immenso arsenale.
Capiranno i nostri politici? Non è difficile questo concetto e forse già si sono avviati su questo percorso; lo sapremo però solo a cose fatte.
CANIO TRIONE
