“In Puglia sono in fumo 972 ettari”.
L’allarme, legato dall’ondata incendi che sta colpendo il territorio, arriva dal presidente dell’Ordine dei geologi di Puglia, Giovanni Caputo, secondo il quale “la combustione della vegetazione riduce la coesione superficiale del suolo, aumentando l’erosione e l’apporto di sedimenti ai corsi d’acqua”.
L’allarme riguarda anche il “possibile incremento del rischio di frana: la degradazione delle radici e il cambiamento delle proprietà idrauliche del suolo (ridotta infiltrazione, maggiore ruscellamento) aumentano la probabilità di fenomeni franosi sui versanti colpiti, soprattutto in aree con pendii acclivi o suoli superficiali”.
I geologi pugliesi sottolineano, quindi, la necessità di “interventi urgenti di mitigazione e pianificazione post-incendio per ridurre il rischio di frane e alluvioni nei mesi successivi alle fiamme”.
Secondo i dati provvisori elaborati da fonti regionali e dal servizio europeo di monitoraggio incendi (Effis/Copernicus), dalla prima settimana di giugno al 13 luglio scorso risultano bruciati circa 972 ettari, le zone più colpite sono le province di Taranto e Lecce.
La Regione ha dichiarato lo stato di grave pericolosità per incendi boschivi per il periodo 15 giugno-15 settembre 2026, attivando le misure operative del servizio Antincendio boschivo.
Nel frattempo aumenta anche “il rischio di alluvioni flash: la diminuita capacità di assorbimento del terreno e l’aumento di sedimenti favoriscono colate improvvise e innalzamento del rischio idraulico a valle”, per questo “è necessaria una mappatura rapida delle aree bruciate” insieme a “interventi di stabilizzazione rapida: dove necessario, realizzare opere leggere per ridurre trasporto solido e colate di detrito”.
L’Ordine mette a disposizione “competenze tecniche per la mappatura geologica e dei rischi post-incendio, per la valutazione dei versanti e per la progettazione degli interventi di emergenza e consolidamento”.
