La maledizione delle aspettative

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Riflettevo:Spesso attribuiamo a persone, luoghi o progetti un livello di perfezione irraggiungibile o speriamo che gli altri agiscano o si comportino nei nostri confronti come faremmo noi al posto loro.
Ci aspettiamo la stessa sincerità, lo stesso altruismo e la stessa reciprocità, ma i valori che caratterizzano la nostra mente e il nostro cuore non sono gli stessi di quelli delle persone che ci circondano. Le aspettative sono proiezioni mentali e si manifestano nella mente di tutti, possono contemplare una vasta gamma di situazioni, esperienze personali, viaggi, obiettivi prefissati, relazioni interpersonali: è inevitabile, logico e normale avere aspettative. 
Considerate come anticipazioni personali di eventi o comportamenti futuri, esercitano un notevole impatto sulle nostre emozioni e sul nostro comportamento infatti, quando le aspettative non si avverano come previsto, perché troppo alte o non corrispondenti alla realtà, questo diventa l’origine di una serie di emozioni negative che generano molte delle nostre delusioni e frustrazioni.
Per comprenderne appieno il significato e l’impatto, è essenziale conoscere etimologiche del terminela loro definizione e le caratteristiche principali.
Il termine aspettativa deriva dal latino exspectare, composto da “ex-” (fuori) e “spectare” (guardare, forma intensiva di “specere”), etimologicamente significa quindi “guardare, osservare, fuori“, ovvero l’atto di rivolgere lo sguardo in avanti, che può essere inteso come anche “essere rivolto verso” o “tendere a” nel senso di proiettarsi verso il futuro.
Come suggerisce l’etimologia, l’aspettativa può quindi essere definita come l’attesa del verificarsi di qualcosa.
Il termine aspettativa è quindi, strettamente connesso con i concetti di “futuro” e “previsione“, questi due elementi spiegano bene lo spazio mentale e psicologico che si crea nel “momento di attesa”, mentre costruiamo convinzioni personali, per lo più ottimistiche, di ciò che accadrà. 
Le aspettative si configurano come la propensione umana a fare proiezioni future basandosi su convinzioni, valutazioni personali, pensieri, percezioni e preconcetti, sorgono come risultato di una combinazione complessa di esperienze passate, ambiente circostante e desideri personali, finalizzata a fornire un’anticipazione di comportamenti o eventi futuri.
Rappresentano la speranza o l’anticipazione di un evento, di un risultato o del comportamento altrui per cui, possono essere dirette verso noi stessi o verso gli altri, delineando un quadro mentale di ciò che potrebbe accadere. 
Le aspettative nascono da un nostro “BIAS DI CONFERMA“: cerchiamo o ricordiamo solo le informazioni che convalidano ciò in cui vogliamo credere.
Si manifestano automaticamente nella mente, infatti si parla di “aspettative inconsapevoli”, svolgendo un ruolo chiave, un processo essenziale nelle azioni e nei comportamenti che caratterizzano la quotidianità. 
Il problema nasce quando scambiamo i nostri desideri per certezze, creando un divario incolmabile tra la nostra visione ideale e la realtà tangibile, perché le aspettative sono spesso influenzate da schemi mentali e autoinganni che possono distorcere la realtà, portando a previsioni irrealistiche, queste sono le “ASPETTATIVE FALLACI” proiezioni mentali irrealistiche sul futuro, sulle relazioni o su noi stessi che portano inevitabilmente a frustrazione. 
Le aspettative rivestono un ruolo di notevole importanza e costituiscono un elemento fondamentale nella vita di ogni individuo, tanto che spesso si tende a dare più importanza alle aspettative che alla realtà stessa delle cose, un gioco che ruba il valore alla cosa da fare.
A volte le aspettative sono così radicate da condizionare il nostro comportamento, finendo per provocare proprio l’evento temuto o sperato.
Queste sono le “profezie che si autoavverano” o “self-fulfilling prophecy” è un fenomeno in cui una convinzione iniziale, anche se infondata, influenza il comportamento al punto da far avverare la previsione stessa. 
Spesso sono associata alla “sindrome di Cassandra“, che spinge le persone a formulare previsioni pessimistiche che finiscono per sabotare la loro realtà, tanto che la delusione a volte previene l’evento stesso, prima che esso si verifichi.
A livello fisico nel cervello ci sono due regioni che svolgono un ruolo fondamentale nel mediare e regolare i processi decisionali: talamo e corteccia cerebrale che costituiscono la rete neurale che consente al cervello di passare da una strategia all’altra, permettendoci di adattarci, mantenere o modificare le nostre decisioni in base al contesto.
Il “TALAMO” che è una struttura cerebrale profonda che agisce come “centralino” e “filtro sensoriale ed emotivo” per le informazioni sensoriali. Le neuroscienze hanno provato che oltre ad assumere un ruolo centrale nel processo decisionale, è strettamente legato alla formazione delle aspettative.
Il talamo funge da “sorvegliante” che valuta le informazioni in arrivo confrontandole sia con le esperienze passate che con le proiezioni future cioè le nostre aspettative e modella le decisioni, preparando il cervello a ciò che prevede accadrà.
Attiva quindi, un processo decisionale, decide se ciò che sta accadendo è coerente con quello che avevamo preventivato attivando la collaborazione della “CORTECCIA INSULARE“, quali stimoli far arrivare e quali ignorare, predisponendo i sensi a captarli più facilmente. Un gruppo di neuroscienziati dell’Università della Ruhr a Bochum, ha svolto delle ricerche per dimostrare come le aspettative influiscono sull’attività cerebrale. 
Grazie alla Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), i neuroscienziati hanno dimostrato come le connessioni tra talamo e corteccia cerebrale fossero responsabili del mantenimento o della modifica della strategia di apprendimento decisionale.
Infatti il talamo mette in atto strategie di apprendimento adattivo e di controllo esecutivo: elaborando e selezionando le informazioni complesse, sincronizzando la corteccia prefrontale che valuta il valore e le conseguenze delle azioni, per guidare la risposta emotiva e comportamentale orientata agli obiettivi.
Questi complessi circuiti comprendono se la decisione presa è giusta o sbagliata e quindi, consentono al momento di una decisione, di mantenere una strategia decisionale quando questa risulta efficace e le aspettative sono alte, ma anche di aggiornare o cambiare strategia rapidamente se le aspettative sono basse o quando l’ambiente circostante si modifica, in questo ultimo caso si è notato che le regioni cerebrali interagiscono tra loro con più intensità.
Al contrario le aspettative alte rallentano fisicamente la nostra capacità strategica nelle situazioni che affrontiamo, conducendoci quindi, qualora le aspettative vengono disattivate o smentite, verso la delusione e la frustrazione.
Nel momento in cui un’aspettativa non si realizza si prova delusione, rabbia, tristezza o un senso di fallimento personale, creandoci un vero e proprio “vuoto emotivo”, questo si verifica proprio perché il nostro cervello si era già prefigurato un determinato scenario, generando un anticipo di gratificazione emotiva. 
È proprio in quello spazio che iniziamo a leggere il mondo in modo soggettivo, decidendo razionalmente che “la vita ci ha deluso” ci aspettiamo certi comportamenti e desideriamo essere amati, difesi e valorizzati, questo ci lascia scoperti al rischio che queste nostre speranze falliscano.
Per quanto riguarda le nostre relazioni, è inevitabile, logico e normale avere aspettative, il problema delle aspettative nasce quando proiettiamo i nostri desideri sulla realtà o sugli altri, creando scenari mentali rigidi. 
Quando queste previsioni non si avverano, si genera una dolorosa discrepanza che porta a delusione, frustrazione e rabbia, bloccando la nostra capacità di adattamento.
Chi si aspetta troppo dagli altri finisce per rimanere ferito!
Quando ci aspettiamo che una situazione, una relazione o un traguardo lavorativo si sviluppi esattamente come lo abbiamo immaginato, smettiamo di osservare le cose per quello che sono realmente: il problema è l’idealizzazione
Quando le persone non si comportano esattamente come avevamo “scritto” nella nostra mente, quando le aspettative vengono disattese, possiamo provare sentimenti di frustrazione, senso di abbandono, delusione e risentimento, quindi è importante imparare a bilanciare ciò che desideriamo dagli altri con la consapevolezza delle loro capacità e limiti. 
La delusione, a seconda del grado di coinvolgimento emotivo e dell’importanza che l’aspettativa aveva per la persona o per la situazione, può variare da sensazione di rabbia a una profonda tristezza, o anche ansia, specialmente se l’evento o il comportamento attesi erano strettamente correlati a un desiderio personale o a un obiettivo significativo.
Alcune dinamiche personali alimentano questo problema:
1) La “mancanza di comunicazione“, spesso pretendiamo che gli altri indovinino i nostri bisogni senza esplicitarli, creando terreno fertile per incomprensioni.
2) Il “sovraccarico emotivo“, confondere i desideri con le aspettative ci rende schiavi del risultato anziché farci apprezzare il percorso e il presente.
3) La “paralisi decisionale” aspettare il momento perfetto o l’esito sicuro che porta a non agire mai.
4) Il “contraccolpo psicologico” l’energia emotiva sprecata nel rimuginare sul fallimento delle nostre previsioni è spesso superiore al problema stesso.
È chiaro che ci sono certe aspettative che sono fondamentali quali: la sincerità e il rispetto, pilastri che sostengono le relazioni sane e positive, anche se in una società orientata verso il raggiungimento di obiettivi definiti, molti arrivano a sostenere che vivere senza aspettative conduca a una maggiore serenità.
Quanto meno ci si aspetta, più si può ricevere o trovare, più possiamo sorprenderci!
Williams James, filosofo, fondatore della “psicologia funzionale” afferma nelle sue teorie che: un modo semplice per trovare la felicità risiede nel fatto di minimizzare le nostre aspettative. 
Ciò non implica avere una vita senza ambizioni, bensì rappresenta una scelta consapevole: consiste nel vivere senza essere condizionati da preconcetti o desideri irrealizzabili che generano insoddisfazione.
Una pratica che richiede un percorso di crescita personale che va coltivato nel tempo, la pratica della MINDFULNESS è essenziale, perché aiuta a focalizzarsi sul “qui e ora” e a raggiungere una profonda comprensione di se stessi.
Vivere senza aspettative significa saper concentrarsi sul presente, aiuta ad apprezzare e a praticare la gratitudine per ciò che si ha nel presente, invece di concentrarsi e sentirsi insoddisfatti per ciò che ci manca, imparare a lasciar andare e accettare che non tutto sempre va come previsto.
Nelle relazioni è fondamentale coltivare un dialogo aperto e onesto con sé stessi e con gli altri, vivere rapporti più autentici e meno condizionati dall’ideale, accettando che ogni persona ha limiti, priorità e visioni diverse dalle nostre. 
In definitiva non è sbagliato avere aspettative, poiché il loro ruolo è quello di prepararci al futuro, aiutandoci a prendere decisioni, a gestire le incertezze quotidiane, e a spingerci a pianificare, ma è essenziale imparare a dare loro il giusto peso, la delusione persistente nel tempo può compromettere l’autostima e il benessere psicologico dell’individuo.
Non avere aspettative eccessive, significa smettere di attribuire alle situazioni o alle persone un carico eccessivo di previsioni e desideri, aprendosi invece all’accettazione della realtà; ridimensionarle non significa annullarle, bensì trovare un equilibrio che ci permetta di affrontare con maggiore flessibilità i cambiamenti e gli imprevisti. 
Riflettere e coltivare la consapevolezza sui propri desideri e bisogni, chiedendosi se sono realistici, può aiutare a stabilire aspettative più equilibrate, questo aiuta a evitare o almeno ridurre il vuoto emotivo derivante dalle aspettative non soddisfatte.
Vivere nel presente, apprezzando il valore di ciò che accade, trasformare le pretese rigide in desideri e speranze flessibili, accettando l’incertezza e l’imprevedibilità degli eventi, e riconoscendo che non possiamo sempre avere sotto il nostro controllo gli altri e tutti gli elementi e situazioni della nostra vita.
Non avere aspettative non significa rinunciare a sperare o desiderare che si verifichi qualcosa, ma piuttosto imparare a vivere senza essere schiavi delle previsioni, per farci rimanere aperti e adattabili alle varie situazioni, riducendo il rischio di frustrazione nel momento in cui le cose non vanno come immaginato.
La chiave di tutto ciò risiede nell’equilibrio e, soprattutto, nella necessità di essere realisti, obiettivi nelle valutazioni e negli investimenti, accettare gli altri esattamente per quello che sono e non per quello che noi proiettamo.
Perché la delusione è sorella delle grandi aspettative, quindi sarà sempre più adeguato “non farci accecare” prima del tempo e indossare gli occhiali dell’oggettività e del realismo più sereno e meno dipendenti dai comportamenti altrui.
Possiamo aspettarci molto dagli altri, ma la cosa migliore è sempre riporre le maggiori aspettative su se stessi!
Noi stessi siamo tanto complessi quanto imprescindibili e nessuno è perfetto come noi immaginiamo.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka

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