CON DONALD CORLEONE CHI RIFIUTA L”OFFERTA, PRIMA O POI, PAGA IL PREZZO

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«Io credo nell”America. L”America ha fatto la mia fortuna». Così si apre la celebre sequenza de Il Padrino di Francis Ford Coppola, con una vera e propria professione di fede. La stessa che, per chi non l”avesse ancora capito, Donald Trump sembra pretendere dai propri clientes: chi esita o tradisce quella professione viene immediatamente castigato dal tycoon, proprio come farebbe un boss della malavita.

Sì, perché la cifra costante che ritroviamo nel presidente degli Stati Uniti sembra essere proprio questa: io rispetto i patti finché l”altro mi è leale, mi onora e non mi crea problemi con le proprie decisioni o i propri comportamenti. Ma, nel momento in cui ritengo di essere stato offeso o, peggio ancora, tradito o messo in difficoltà, reagisco cercando di creare problemi al mio interlocutore e, se necessario, di eliminarlo anche politicamente e, perché no, fisicamente, se la situazione lo richiede, almeno finché le cose non torneranno a coincidere con lo scenario che avevo immaginato e preventivato.

Ed è proprio questo il peccato originale della Meloni che, come Fredo Corleone, pur avendo tradito ed essendo stata perdonata dal fratello, persiste nel proprio errore fino alla propria sentenza di morte.

Lei, infatti, pur avendo tradito il campo conservatore americano, senza creare alcun problema all”amministrazione Biden, si è tranquillamente goduta gli onori sia a Mar-a-Lago, nel gennaio del 2025, quando Donald Trump disse di lei: «She”s really taken Europe by storm» («Ha davvero conquistato l”Europa»), sia nell”aprile dello stesso anno, quando fu definita dal tycoon una «fantastic person» e una leader che stava facendo «un ottimo lavoro».

Senza, però, appoggiare apertamente la Casa Bianca a guida Trump né nelle proprie ambizioni sulla Groenlandia, né nel riarmo al 5% del PIL, né, tantomeno, nella guerra contro l”Iran o nelle polemiche con Papa Leone XIV. E questo, nell”ottica di «Donaldo», è inammissibile. D”altronde, non può esserci un vero perdono: una volta accertato il tradimento, la condanna è inevitabile, a meno che la controparte non rappresenti o non disponga di un enorme potere economico da mettere sul tavolo.

Ecco perché tutto questo accanimento non solo da parte della Presidenza americana, ma anche da parte di tutto l”universo MAGA, compresa Trish Regan, che in queste ultime ore ha picchiato come un fabbro sulla nostra «Giorgia nazionale». E, guarda caso, proprio perché il Governo Meloni si è presentato ad Ankara, al vertice NATO, con tutte le buone intenzioni di spendere, purché tali risorse vengano destinate al fronte sud, cioè tra l”Africa e il Mediterraneo, Trump, proprio in queste ore, in Turchia, sembra aver abbassato un po” i toni, dichiarando: «Meloni mi piace, ma non c”è stata per noi».

Ed allo stesso modo, un leader politico come Erdogan, che non solo è levantino, ma sa stare veramente al mondo, con uno come Trump ci balla il tip tap e lo porta dove vuole senza pestargli i piedi. E così è bastato dedicargli una nuova palazzina-terminal dell”aeroporto di Ankara per ottenere questa dichiarazione: «Voglio ringraziarti moltissimo. Come tutti sanno, è stato ampiamente riportato, siamo grandi amici. Il presidente ha fatto un lavoro incredibile, atterrando all”aeroporto e trovando un aeroporto così bello e con un edificio intitolato a me. Ne sono stato molto felice. È stato molto bello… Lui è un grande leader e un leader rispettato in tutto il mondo. Abbiamo avuto, fin dall”inizio, una buona intesa. Abbiamo un rapporto molto speciale. La Turchia è diventata, sotto la presidenza Erdogan, un Paese militarmente molto potente… Voglio solo dire che nutro grande rispetto per il presidente e credo che questo sia un vantaggio per entrambi i Paesi».

Dunque, non il solito e semplice: «Ha fatto un buon lavoro, è una persona eccezionale!», ma molto di più. Talmente di più che stride con la volontà di Erdogan di difendere l”Iran perché, a detta di Trump, il leader turco non ama «Bibi» e, se non l”ha fatto, è solo perché glielo ha chiesto lui personalmente.

Chi invece non ha capito proprio niente del tycoon, tanto da essere preso di mira da quest”ultimo fin dall”inizio del suo mandato, è Keir Starmer, che infatti si è visto rifilare questa delicatissima affermazione dal presidente USA: «Probabilmente non è più primo ministro proprio per come ci ha trattati. Vero o falso che sia, se non fosse stato per l”azione diplomatica di re Carlo e per la stima che Trump nutre verso l”istituto monarchico britannico, con molta probabilità la Scozia sarebbe già indipendente da un anno.

Fatto sta che a quel vertice mancava un convitato di pietra: la Russia, che però era presente più che mai, non solo per l”attenzione che il Cremlino ha prestato alle dichiarazioni e alle relazioni di ogni leader intervenuto, ma anche perché il vento che ha fatto soffiare le vele dove voleva «Donaldo» glielo ha indirizzato direttamente Putin con le proprie dichiarazioni sulla Polonia, a poche ore dal vertice.

Forse Trump, nella telefonata del 4 luglio, ha fatto una nuova proposta a Putin che quest”ultimo «proprio non poteva rifiutare…».

Lorenzo Valloreja

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