Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica morte della bambina di quattro anni deceduta questa mattina in un incidente stradale avvenuto sulla strada provinciale 240 tra Capurso e Rutigliano, in provincia di Bari. Rivolge la propria vicinanza ai familiari della piccola e ai due feriti coinvolti, nella consapevolezza che nessuna parola possa colmare il vuoto provocato da una simile tragedia.
Mentre saranno le autorità competenti ad accertare con rigore la dinamica dell’accaduto e le eventuali responsabilità, riteniamo doveroso richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su una questione che va oltre la cronaca e interpella direttamente la coscienza civile del Paese.
Ogni incidente stradale che spezza una giovane vita rappresenta una frattura del patto sociale. Quando una bambina perde la possibilità di crescere, imparare, giocare e costruire il proprio futuro, viene compromesso uno dei diritti fondamentali su cui si fonda ogni comunità democratica: il diritto alla vita e alla sicurezza. La strada, spazio condiviso per eccellenza, riflette il livello di maturità etica di una società: il modo in cui la attraversiamo rivela il valore che attribuiamo alla vita dell’altro.
La sicurezza stradale non può essere interpretata esclusivamente come insieme di norme tecniche o di prescrizioni sanzionatorie. Essa è innanzitutto un fatto culturale ed educativo. Le regole acquistano efficacia quando vengono interiorizzate come espressione di responsabilità reciproca, di rispetto della vulnerabilità umana e di consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
È necessario promuovere un’educazione permanente alla mobilità responsabile, che coinvolga scuola, famiglia, istituzioni e territorio in un’alleanza educativa stabile. L’educazione civica, nella sua dimensione più autentica, deve offrire agli studenti occasioni concrete per comprendere che ogni scelta individuale produce effetti sulla vita degli altri e che la libertà di ciascuno trova il proprio significato nel riconoscimento della dignità altrui.
In tale prospettiva, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova la proposta di rafforzare, in tutte le istituzioni scolastiche, percorsi interdisciplinari dedicati alla cultura della sicurezza stradale come educazione ai diritti umani, integrando l’apprendimento delle norme con attività di riflessione etica, testimonianze, laboratori esperienziali e collaborazioni con enti locali, forze dell’ordine, associazioni delle vittime della strada e operatori sanitari.
Ogni tragedia ci ricorda che la prevenzione non nasce soltanto dalle infrastrutture o dai controlli, pur indispensabili, ma dalla costruzione di una coscienza collettiva capace di riconoscere nell’altro una vita da proteggere. Educare alla responsabilità significa formare cittadini che sappiano trasformare il rispetto delle regole in un gesto quotidiano di cura verso la comunità.
La morte di una bambina di quattro anni non può essere consegnata alla rapida successione delle notizie. Deve diventare un’occasione di riflessione pubblica e di rinnovato impegno educativo affinché il diritto alla vita non rimanga un principio astratto, ma si traduca in comportamenti concreti, responsabili e solidali.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
