Lottò per i contadini brasiliani, don Vito da espulso a cittadino onorario

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Espulso da uno Stato del nord del Brasile per essersi rifiutato di celebrare due messe e schierato a difesa dei diritti dei contadini.

Oggi quello stesso Stato conferisce a don Vito Miracapillo, 79enne parroco di Andria, la cittadinanza onoraria.

Don Vito sorride mentre legge la motivazione che gli consente a tutti gli effetti di sentirsi un cittadino dello Stato di Pernambuco, nel nord est del Paese amazzonico, dove ha svolto la sua missione di fede e preghiera quando aveva appena 27 anni.
“Il provvedimento fa riferimento alla storia di annuncio e di pastorale di liberazione vissuta in quegli anni e che ancora oggi è memoria viva nelle popolazioni brasiliane”, dice mentre indica le pareti di casa, nel centro di Andria, tappezzate di volti, abbracci e sorrisi che hanno caratterizzato gli anni della sua missione. “Fui cacciato perché nel 1980 mi rifiutai di celebrare due messe imposte dal regime nel giorno della festa dell”Indipendenza – racconta il parroco – . Spiegai che l”indipendenza che veniva celebrata non valeva per un popolo ridotto alla condizione di schiavitù e calpestato nei suoi diritti. La mia motivazione però mi valse una denuncia prima e un processo dopo, per attentato alla sicurezza nazionale e all”ordine pubblico e sociale. Mi accusarono di seguire i diktat di Mosca quando neppure avevo il telefono, e di aver organizzato uno sciopero con 240mila contadini mettendo in pericolo la sicurezza. Fui espulso per decreto del presidente militare Figueiredo e dalla Corte Suprema”.
Così don Vito fu costretto ad abbandonare il Brasile.
“Ricordo che mentre andavo in aeroporto, ero scortato dai militari. Un bambino disse ai genitori ”è lui”, e corse ad abbracciarmi. Rio de Janeiro era lontana 2500 chilometri da dove avevo vissuto, e quel bimbo che mi si attaccò alle ginocchia mi fece capire che nel Paese tutti ormai conoscevano la mia vicenda”. Per il parroco fu difficile lasciare quelle baracche che si reggevano sulla disperazione e quei contadini che tra le canne da zucchero crescevano figli senza futuro. “I bambini aiutavano i genitori, molti si mutilavano. Le paghe erano da fame: 14mila lire italiane per 14 ore quotidiane nei campi. Non avevano acqua, energia elettrica e dignità. E la mia missione – continua – fu orientata a restituire quella dignità. Ho, abbiamo lavorato tanto per dare una speranza”.
Don Vito è tornato in Brasile nel 1993 da turista quando “mi fu data la possibilità di rientrare ma non di risiedere nel Paese”. Ora, invece, la cittadinanza onoraria. “Penso di andare a novembre per aiutarli nella ricostruzione storica di quegli anni e ci tornerò da cittadino”, conclude.

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