MINORI UCRAINI, MOSCA RILANCIA IL DIALOGO CON IL VATICANO

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In occasione della Giornata internazionale della protezione dell’infanzia, celebrata il 1° giugno, l’Ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede ha diffuso un articolato comunicato dedicato alla sorte dei minori coinvolti nel conflitto russo-ucraino.

Il documento affronta uno dei temi più delicati dell’intera guerra: la situazione dei bambini separati dalle proprie famiglie e le iniziative avviate per favorirne il ricongiungimento.

Secondo la posizione espressa dalla parte russa, negli ultimi anni il dibattito internazionale sarebbe stato caratterizzato da una forte politicizzazione della questione, in particolare attraverso la diffusione della cifra di ventimila minori ucraini presumibilmente deportati in territorio russo. Mosca sostiene invece che le richieste effettivamente pervenute attraverso i canali ufficiali riguardino numeri significativamente inferiori e che ogni singolo caso venga esaminato individualmente sulla base della documentazione disponibile, dei legami familiari e dell’interesse superiore del minore.

Nel comunicato viene inoltre ribadita la disponibilità della Federazione Russa a favorire ogni ricongiungimento familiare giuridicamente fondato, purché vi siano rappresentanti legali in grado di agire per conto dei minori interessati e siano disponibili gli elementi necessari alla verifica delle singole situazioni. Secondo la parte russa, il lavoro svolto in questi anni si è concentrato proprio sulla ricostruzione dei legami familiari, sull’accertamento delle responsabilità genitoriali e sulla tutela dell’interesse superiore del bambino.

Al di là delle diverse narrazioni che continuano a contrapporre Mosca e Kiev, il dato forse più significativo emerso dal comunicato riguarda il ruolo svolto dalla Santa Sede nelle attività di mediazione umanitaria.

L’Ambasciata russa riconosce infatti esplicitamente il contributo del Cardinale Matteo Zuppi, della Nunziatura Apostolica e degli altri organismi coinvolti nella ricerca di soluzioni per i minori separati dalle proprie famiglie. Negli ultimi anni si sono sviluppati specifici canali di cooperazione tra la Commissaria russa per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova e i rappresentanti della Santa Sede, con incontri di lavoro, scambi di informazioni e verifiche sui singoli casi.

Particolarmente rilevante appare il fatto che, nonostante il protrarsi del conflitto e il deterioramento dei rapporti politici tra Russia e Occidente, il Vaticano continui a essere considerato da Mosca un interlocutore credibile e affidabile sul piano umanitario.

Secondo i dati riportati nel comunicato, grazie al lavoro svolto dagli organismi competenti e alla collaborazione internazionale, fino a maggio 2026 sarebbero stati ricongiunti 30 minori con 22 famiglie in Russia e 141 minori con 114 famiglie in Ucraina e in Paesi terzi.

La parte russa sottolinea inoltre come molti dei casi segnalati nel corso degli ultimi anni presentino caratteristiche differenti rispetto alla rappresentazione generalmente proposta nel dibattito pubblico. In diversi casi si tratterebbe infatti di controversie familiari, di minori presenti in Russia insieme ai propri rappresentanti legali oppure di persone che, a seguito delle verifiche effettuate, risultano trovarsi in altri Paesi europei. Secondo Mosca, proprio questa complessità rende indispensabile un lavoro di verifica individuale per ciascun nominativo segnalato.

Il documento evidenzia inoltre l’esistenza di contatti diretti tra le autorità russe e ucraine competenti per i casi più complessi, nonché il coinvolgimento dei rappresentanti pontifici a Mosca e Kiev in qualità di garanti di alcuni passaggi procedurali.

La questione dei minori resta naturalmente uno dei temi più controversi dell’intero conflitto e continua a essere oggetto di profonde divergenze tra le parti. Tuttavia, il comunicato diffuso dall’Ambasciata russa presso la Santa Sede conferma come, nonostante le tensioni politiche e militari, continuino a esistere canali di cooperazione concreta tra Mosca, il Vaticano e gli altri soggetti coinvolti.

In un contesto internazionale segnato da contrapposizioni sempre più rigide, il mantenimento di tali canali appare uno degli aspetti più significativi dell’attuale diplomazia umanitaria.

La tutela dell’infanzia, proprio perché riguarda le persone più vulnerabili, continua a rappresentare uno dei pochi terreni sui quali il dialogo tra le parti riesce ancora a produrre risultati concreti, mantenendo aperta la prospettiva di ulteriori ricongiungimenti familiari e di nuove iniziative di cooperazione umanitaria.

Lorenzo Valloreja

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