Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani partecipa con profonda commozione al dolore della famiglia di Martina Matassa, la studentessa originaria di Vieste trovata senza vita nell’appartamento in cui viveva a Bari, città nella quale stava completando il proprio percorso universitario e costruendo, con impegno e determinazione, il proprio progetto di vita.
La notizia della sua improvvisa scomparsa ha suscitato un sentimento di sgomento non soltanto tra quanti la conoscevano personalmente, ma anche in tutti coloro che riconoscono nei giovani studenti il patrimonio più prezioso della nostra comunità nazionale. Martina viene ricordata come una ragazza responsabile, generosa e sensibile, impegnata sia nello studio sia nell’assistenza alle persone anziane, esempio concreto di quella cittadinanza attiva e solidale che rappresenta uno dei valori fondanti di una società democratica.
Di fronte a eventi così dolorosi, ogni considerazione deve essere accompagnata dal rispetto per il dolore dei familiari e dall’attesa degli accertamenti che chiariranno le cause del decesso. Tuttavia, una vicenda come questa invita anche a una riflessione più ampia sul significato umano ed educativo dell’esperienza vissuta da migliaia di studenti fuorisede.
Lasciare la propria città per proseguire gli studi significa affrontare nuove responsabilità, costruire relazioni, imparare a gestire autonomie e difficoltà. Dietro ogni percorso universitario vi sono sacrifici personali, investimenti affettivi delle famiglie e aspettative che accompagnano la crescita dei giovani verso l’età adulta. Per questa ragione, il diritto allo studio non può essere considerato esclusivamente come accesso all’istruzione, ma deve comprendere condizioni di benessere, inclusione, sostegno relazionale e attenzione alla persona nella sua interezza.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la scuola, l’università e tutte le istituzioni educative siano chiamate a promuovere una cultura della prossimità e della responsabilità condivisa, capace di valorizzare non soltanto il merito e i risultati, ma anche la qualità delle relazioni umane. In una società caratterizzata da ritmi sempre più rapidi e da crescenti forme di isolamento sociale, educare ai diritti umani significa anche educare all’ascolto, alla solidarietà e alla cura reciproca.
La storia di Martina richiama l’attenzione sul valore insostituibile della vita di ogni giovane e sull’importanza di costruire comunità educanti nelle quali nessuno si senta invisibile. È un impegno che riguarda le istituzioni, il mondo della formazione, le famiglie e l’intera collettività.
Nel rivolgere il proprio pensiero alla famiglia Matassa, agli amici e alla comunità di Vieste, il CNDDU rinnova il proprio invito a promuovere una cultura fondata sulla centralità della persona, sulla tutela della dignità umana e sulla responsabilità verso le nuove generazioni.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
