“Le dimissioni del sindaco di Trani Marco Galiano aprono una riflessione che va molto e ben al di la di quella meramente politico-amministrativa”. Ne è convinto il Presidente Unibat, Savino Montaruli, che prosegue: “l’espressione civica, seppur palesemente schierata, del professor Marco Galiano quale candidato sindaco della città di Trani non può essere considerata né confusa come “strategia” per portare sui palchi e nei comitati elettorali una figura nuova facendola persino passare come “estranea” alla politica ed ai movimenti e partiti politici che l’hanno sostenuto in quella movimentata campagna elettorale. Non possono averlo pensato i numerosi soggetti che si sono alternati su quei palchi ed in quei comitati elettorali al grido “siamo diversi”. Essere “diversi”, come si sono definiti in una piazza gremita i sostenitori di Marco Galiano, non può più essere uno slogan da sventolare solo in campagna elettorale dove tutto appare, ma solamente in apparenza, bello, lucido o lucidato a nuovo per un’occasione in cui tutti diventano, a parole, al servizio della Comunità per il cosiddetto, abusato “Bene Comune”. Questa volta era diverso: sul palco dei comizi popolari c’era un signore che ha impostato tutto il suo impegno elettorale sul “cambiamento”, anche qui almeno apparentemente. Un cambiamento che il professor Marco Galiano doveva non a se stesso o alla schiera di politici ed allineati che lo hanno amorevolmente circondato in quelle circostanze ma che ora restano irrimediabilmente muti sfogandosi solamente nelle stanze chiuse dove il popolo non può entrare e non può ascoltare. Davvero pensiamo che il Professore avesse in mente di riuscire a “rompere” quelle lobby di potere costituito che l’hanno sostenuto? Se il sindaco Galiano abbia pensato questo credo si sia sbagliato tantissimo e di brutto. Oggi ha deciso di parlare e lo ha fatto esternando dichiarazioni gravissime a mezzo stampa. Gravissime al punto che utilizzare strumentalmente quelle dichiarazioni sarebbe cosa assai facile ed agevole. Ecco perché non lo sto facendo e non lo farò. Quello che mi preme invece sottolineare è la responsabilità enorme che oggi ha il Professore tranese. Una responsabilità che non si esaurirà certamente con il ritiro delle dimissioni, qualora il sindaco dovesse arrivare a quello.
Quella responsabilità ce l’ha con i suoi allievi; con i suoi studenti; con il suo corpo docenti e con tutti coloro che hanno creduto in lui e che, con il loro voto di fiducia, hanno affidato al loro Professore la missione di cambiare quel modo di fare politica. Una missione di gran lunga più impegnativa e lodevole rispetto ai risultati amministrativi che comunque noi tutti ci aspettiamo per la città di Trani e che tardano ad arrivare, anzi non si vedono neppure lontanamente.
Anche in questo caso potrei elencare, come sindacalista, la moltitudine di provvedimenti “in attesa” di essere approvati in una città sofferente e la cui non approvazione sta determinando ritardi e riflessi molto negativi sull’economia tranese, sul tessuto economico e soprattutto sulla programmazione strategica che langue, oltre che sui servizi pubblici di cui la città è fortemente carente se non addirittura priva. Se dovesse, invece, arrivare un nuovo commissariamento della città, questa prospettiva non sarebbe neppure il peggiore dei mali visto quella che ebbe a scrivere ne 2015 all’allora neo sindaco Bottaro Amedeo il Commissario Straordinario dott.ssa Maria Rita Iaculli, con la quale il sottoscritto ha pure collaborato, in merito al disastro che aveva trovato in quel comune.
Chissà oggi, cosa troverebbe in quei cassetti l’eventuale nuovo Commissario. Questa curiosità non è solamente mia” – conclude ironicamente il sindacalista che si è diplomato molti decenni fa al Liceo Scientifico di Trani.
