Comitato Agricoltori Andria: tutelare l’olivicoltura

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Il Comitato Liberi Agricoltori Andriesi (C.L.A.A.) condivide pienamente le dichiarazioni di Orgoglio Olivicolo e condivide la necessità di passare dalle promesse ai fatti.

Da troppo tempo il comparto olivicolo-oleario attende risposte concrete: tracciabilità, controlli sulle importazioni, tutela del prodotto italiano, sostegno alla produzione e misure capaci di garantire un futuro alle aziende.

Perché non è in gioco soltanto il futuro degli olivicoltori: a rischiare è l’intero indotto: frantoi, cooperative, trasportatori, operai, tecnici e tutte quelle attività che vivono direttamente o indirettamente della filiera olivicola.

Ma c’è un aspetto che non può essere ignorato: l’intero sistema economico territoriale è strettamente legato ai ricavi che il comparto agricolo riesce a ottenere dalla vendita dei propri prodotti. Questo territorio vive soprattutto anche di reddito agrario.

Quando l’agricoltore non riesce a remunerare il proprio lavoro, a risentirne non è soltanto la singola azienda: si riducono le risorse che vengono immesse nell’economia locale e l’effetto ricade su tutto il territorio.

Gli olivicoltori continuano a lavorare, investire e fare sacrifici. Ora è il momento che anche le istituzioni facciano la propria parte.

Il C.L.A.A. di Andria è pronto a collaborare e a partecipare a qualsiasi iniziativa, manifestazione o forma di protesta che il Comitato Orgoglio Olivicolo deciderà di intraprendere.

Non basta più ascoltare.

Servono risposte. Servono fatti. Perché a rischio non c’è soltanto un comparto agricolo, ma l’economia di un intero territorio, senza dimenticare un altro elemento fondamentale: i costi di produzione sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni mentre il valore riconosciuto alla produzione non tiene conto dei reali costi che l’agricoltore deve sostenere. Il prezzo dell’olio che si sta registrando negli ultimi periodi non rappresenta il reale valore economico necessario a remunerare il lavoro, gli investimenti e i costi sostenuti dagli olivicoltori.

E allora poniamo una domanda precisa: a cosa servono il Made in Italy, le denominazioni e le certificazioni di origine, se non viene riconosciuto concretamente un valore aggiunto a queste garanzie e se, al tempo stesso, prodotti di origine estera possono entrare nella filiera e arrivare sul mercato italiano senza che il consumatore abbia sempre strumenti chiari e sufficienti per distinguere l’origine reale del prodotto?

Tutela dell’origine, tracciabilità e controlli non possono essere soltanto parole scritte sulle etichette: devono diventare strumenti concreti di tutela del lavoro agricolo italiano.

Dichiarazioni rilasciate dal Per. Agr. Zagaria Natale, Segretario e Portavoce del C.L.A.A. – Comitato Liberi Agricoltori Andriesi.