Contributo per la riapertura scolastica: “Oltre il Vortice di Settembre”

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Settembre torna a battere il suo tempo antico. L’aria si fa più fresca, i cortili si riempiono di attesa e le città riprendono quel ritmo cadenzato che sa di futuro. Ma quest’anno, il ritorno sui banchi porta con sé un’atmosfera insolita, fragile e densa di interrogativi. Le cronache recenti, segnate dalle criticità e dagli allarmi strutturali che hanno interdetto o scosso istituti simbolo del nostro territorio come il Liceo Carlo Troya e il Liceo Scientifico Nuzzi, ci restituiscono una verità profonda: quando i luoghi fisici della formazione vacillano, la scossa non è mai solo materiale. Si propaga all’istante dentro la comunità, risvegliando l’ansia silenziosa dei genitori, lo smarrimento dei ragazzi e la pressione gravosa di chi è chiamato a governare.

​Di fronte a questo scenario, la risposta non può ridursi al rito stanco di un augurio di circostanza che si esaurisce nel perimetro di un’aula scolastica.

​La domanda che dobbiamo porci con lucidità è un’altra: siamo davvero convinti che il futuro dei nostri giovani si risolva tra quattro mura provvisorie o che basti la superficie di una formalità per sterilizzare le tempeste che i ragazzi affrontano ogni giorno?

​La risposta appartiene a chi possiede una visione sistemica. I nostri giovani non soffrono solo per la mancanza di edifici stabili; pagano il prezzo più alto di una società affetta da una pericolosa deriva, quella dei subappalti affettivi: il vizio silenzioso di delegare, di esternalizzare la cura, l’ascolto e la guida educativa, riducendo la crescita a un processo burocratico o digitale. Vivono in un vuoto di spazi di aggregazione sani dove la loro energia possa essere incanalata, temprata e trasformata in leadership.

Platone stesso diceva: “Hanno portato i giovani a non cercare altro che il lusso e l’ozio, sia fisico sia morale, li hanno resi molli e pigri incapaci di resistere ai dolori e ai piaceri” Platone (428/427 a.C.- 348/347 a.C.)

​È proprio su questo fronte antropologico e sociale — al centro della rigorosa ricerca scientifica e accademica che porto avanti in parallelo all’attività clinica — che si misura la vera urgenza del nostro tempo. Le istituzioni, il mondo associativo e le forze sane del territorio hanno il dovere morale di invertire la rotta: non limitarsi a gestire l’emergenza, ma diventare ingegneri di presidi permanenti, centri di ritrovo e crescita esperienziale in cui il talento trovi una casa stabile, rigorosa e profondamente umana.

​Questo modello non è un’utopia teorica: è una realtà che abbiamo già dimostrato essere dirompente.

​Poche settimane fa, proprio grazie alla sinergia con il Rotary Club di Trani, abbiamo dato vita a un esperimento sul campo di straordinaria potenza: “Essere Leader”.

​In quell’esperienza immersiva, guidando giovani menti brillanti del nostro territorio, abbiamo unito la spinta dinamica e pragmatica del coaching alla precisione chirurgica della Psicologia,  delle Neuroscienze applicate. Abbiamo visto ragazzi oppressi dall’ansia da prestazione e dal dubbio trasformarsi, attraverso il fuoco dell’esperienza e la ristrutturazione cognitiva, in leader lucidi, focalizzati e risoluti. Quel percorso ha dimostrato che quando la società civile e la scienza della mente stringono un patto d’eccellenza, il territorio rinasce.

​Quel successo non deve restare un episodio isolato da celebrare negli annali. Deve diventare il paradigma da replicare su vasta scala.

​A tutte le istituzioni, ai club di servizio, alle scuole e alle famiglie rivolgo oggi un invito che unisce e trascende ogni parte: smettiamo di subappaltare il futuro. Usciamo dai recinti stretti dell’ordinario, investiamo nell’apertura di centri di ritrovo stabili, sosteniamo i laboratori in cui la psicologia profonda incontra l’azione e diamo ai nostri giovani gli strumenti per non subire la tempesta.

​Le aule di una scuola possono anche subire l’urto del tempo, ma la mente di un ragazzo, quando viene nutrita e guidata con rigore, non crolla mai. Funziona esattamente come un arco: più la vita la tira all’indietro tra le difficoltà, maggiore sarà la potenza con cui saprà scagliare la sua freccia verso il futuro.

​Buon anno scolastico ai nostri ragazzi. Che sia l’anno in cui smettiamo di aver paura del vento, e impariamo finalmente a costruire radici che resistono a qualsiasi burrasca.

Dott.ssa Liliana Sergio Psicologo ad Approccio Integrato e Strategico