Poesia “Il respiro che non torna”, dedicata a Vincenzo Dibenedetto, il lavoratore morto sul lavoro a Barletta

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Ho scritto “Il respiro che non torna” pensando a Vincenzo Dibenedetto, alla sua vita spezzata mentre svolgeva il proprio lavoro, e al dolore che oggi attraversa la sua famiglia e l’intera comunità di Barletta. Questa poesia nasce prima di tutto come gesto di vicinanza e di rispetto. È il mio modo di accompagnare, attraverso le parole, il dolore di chi lo ha amato e di stringermi idealmente alla sua famiglia in un momento in cui nessuna parola può davvero colmare un’assenza così grande.

 

Il respiro che non torna

 

La cronaca si siede

su quello che resta,
e il nome di Vincenzo

ci cade dentro,
si possono guardare

le scarpe vuote
sul pavimento di casa

rimasto senza passi.
A Barletta il vento

attraversa via Foggia,
tra l’odore dell’olio e il ferro del lavoro,
le macchine custodiscono il silenzio
del respiro che non torna.
Dieci metri di vuoto

hanno riportato indietro le ombre

che calpestano

i corridoi oscuri della memoria.
L’usignolo della tristezza canta,
la sua voce di lutto

piange nel cuore,
su un angolo di pena
le lacrime che cadono,

conoscono il suo nome.
Si è già nel dopo,

si sente di più l’assenza,
si è già nel domani,

giorno dopo giorno,

si spegneranno i rumori

degli addii, arriverà il vuoto.

E sarà come svegliarsi

senza denti nella bocca,
non si deve correre

davanti allo specchio

per capirlo,
lo dirà la porta che aspetta

inutilmente, lo dirà

una casa rimasta

piena di reliquie,
una donna

davanti alle stanze silenziose.
Lo dirà l’anima del ritorno

mentre muore sulle finestre,
la memoria che accende

una luce nel buio.

 

Yuleisy Cruz Lezcano 

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