Lo schiavo in Puglia

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La Puglia governata da anni dalle sinistre e dove vede l’inferno del ghetto di Borgo Mezzanone la più grande baraccopoli d’Europa per braccianti agricoli, situata nella campagna tra Foggia e Manfredonia.

Il modo di vivere al limite dell’immaginabile degli extracomunitari che lavorano nei campi per la raccolta di pomodori nel foggiano.  la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sembra essere solo un lontano ricordo. La giornata di lavoro per gli extracomunitari inizia prestissimo verso le 5.30 del mattino, stipati dentro a delle auto o furgoni, lasciano le baracche  senza luce né servizi igienici dove hanno trascorso la notte, per essere poi smistati nei vari campi dove dovranno lavorare fino a sera tardi in condizioni igieniche spaventose. Durante la giornata gli “schiavi” se la devono cavare con pochi sorsi d’acqua e sotto il rigido controllo dei caporali che vigilano tutto il giorno e a cui basta poco per passare alla violenza. E’ sufficiente alzare la testa da terra per far partire delle percosse che in alcuni casi possono trasformarsi in sassaiole o in qualche altro atto più grave. L’acqua oltre ad essere poca è anche inquinata da liquami e diserbanti, ma una tanica da venti litri viene venduta ugualmente a cinquanta centesimi. Se vogliono evitare la dissenteria, i lavoratori devono comprare le bottiglie di acqua minerale vendute nell’unico negozio nelle vicinanze, anch’esso di proprietà dei capi. Perdere una giornata di lavoro per dissenteria, significa andare incontro al pagamento di una multa al capo di circa venti euro, l’equivalente di una giornata di lavoro. Il salario dei braccianti è di circa 15-20 euro al 42 giorno, quando arriva il giorno di paga spesso i “padroni”.  

Non esiste un conteggio ufficiale unico o un totale cumulativo costante dei morti nel ghetto di Borgo Mezzanone, ma le cronache e i report delle organizzazioni umanitarie documentano decenni di decessi legati a marginalità, incendi e incidenti.  Nel corso del 2025 sono stati registrati almeno 7 braccianti morti all’interno della baraccopoli, un dato che ha riacceso l’allarme sull’emergenza umanitaria in Puglia. Le morti continuano a ripetersi, come nel caso del bracciante trentasettenne Mohamed Ben Ali, deceduto in un incendio all’interno della sua baracca a giugno, o il ritrovamento più recente di un corpo nelle vicinanze dell’insediamento ad agosto. Episodi drammatici simili si erano verificati in passato, tra cui la morte di due migranti nel gennaio del 2023 a causa delle esalazioni di un braciere e diversi incidenti stradali o roghi invernali.

La mattina del 4 agosto scorso, Sadam Houssain – bracciante pakistano di 32 anni residente a Ippocampo, frazione di Manfredonia, è scomparso nel nulla dopo aver lavorato nei campi di Cerignola. Sabato 23 agosto, diciotto giorni dopo, il fratello Nazim ha ritrovato il suo cadavere nel bagagliaio della Citroën C4 della vittima, parcheggiata sotto un telone nel ghetto di borgo Mezzanone. La procura di Foggia ha aperto un’indagine per omicidio.

 

Sadam non si era presentato al lavoro e prima che diventasse irraggiungibile, il suo telefono ha squillato a vuoto per diverse ore. Nella sua abitazione era tutto in ordine il cadavere è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione a pochi metri dall’insediamento abusivo, mentre il riconoscimento è avvenuto tramite un anello.

“Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.”

Nelson Mandela

 

Antonio Speranza

Reporter indipendente d’inchiesta 

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