Chiudete gli occhi per un solo istante e lasciatevi attraversare dai suoni di questi giorni di settembre nella nostra Andria, dove il brusio febbrile delle famiglie che preparano gli zaini, il ticchettio impaziente delle scadenze sul calendario scolastico e il ronzio metallico delle serrande che si alzano fondono insieme l’ansia e la promessa collettiva di un ritorno alla normalità.
Comprendiamo profondamente, con l’empatia lucida e strategica di chi sa leggere i moti profondi di una comunità, questo bisogno viscerale di ripartire, un’urgenza che abbraccia inevitabilmente anche la politica locale, oggi esposta e sotto pressione per dare risposte immediate prima che suoni la prima campanella del 21 settembre. È proprio in questo esatto crocevia emotivo che si insinua però il più potente, silenzioso e pericoloso dei meccanismi di difesa umani: il pensiero magico, quel cortocircuito cognitivo per cui basta apporre una firma su un foglio di carta, cerchiare una data in rosso o emettere un comunicato rassicurante per credere che la realtà si sia magicamente piegata ai nostri desideri, neutralizzando i drammatici problemi strutturali emersi appena poche settimane prima attorno al Liceo “Carlo Troya”.
Ma la materia non ha sentimenti, la fisica non si commuove per le scadenze della propaganda e la giurisprudenza non fa sconti di cortesia. In qualità di psicologa giuridica e analista dei processi sistemici, il mio compito non è inseguire l’illusione del quieto vivere, ma ingaggiare una lucida e spietata Osservazione psicologica contro la negazione del pericolo, perché forzare la riapertura di un plesso scolastico dopo allarmi statici allarmanti, senza la certezza inoppugnabile e trasparente della sua stabilità, non è una semplice leggerezza amministrativa: equivale letteralmente a giocare a roulette russa con la vita e l’incolumità dei nostri ragazzi, trasformando la scuola nel teatro di un azzardo inaccettabile dove si gira il tamburo della fretta burocratica e si preme il grilletto sperando che la sorte sia clemente.
A differenza della politica, tuttavia, la legge non gioca d’azzardo e possiede una memoria implacabile che affonda le sue radici nei principi costituzionali più alti che troppo spesso si finge di ignorare. L’articolo 32 della nostra Costituzione è scolpito a chiare lettere per ricordare a chi detiene il potere che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», rendendo ogni deroga alla sicurezza dei minori un vulnus intollerabile all’ordinamento democratico; allo stesso modo, l’articolo 97 impone alle pubbliche amministrazioni di agire secondo i princìpi di buon andamento, trasparenza e responsabilità, escludendo categoricamente che la gestione della cosa pubblica possa ridursi a una corsa contro il tempo per coprire le crepe dell’efficienza.
Chi oggi firma un’agibilità in un clima di così alta opacità si scontra direttamente con il secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale, il quale stabilisce senza appello che «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo», tracciando un confine netto tra l’atto amministrativo e la prevedibilità del disastro, sanzionato severamente dagli articoli 589 e 590 del codice penale in materia di reati colposi. A ciò si aggiunge la spietata scure della Corte dei Conti, pronta a sanzionare come danno erariale inescusabile qualsiasi sperpero di risorse o esposizione dell’ente a contenziosi milionari generati da colpa grave, trasformando i patrimoni personali di chi ha firmato in garanzia diretta delle proprie imprudenze.
Il nostro obiettivo primario, lo ribadiamo con la fermezza di chi tutela tanto la collettività quanto la classe dirigente dal proprio fallimento, è proteggere l’incolumità di tutti: dei nostri studenti, dei nostri figli che rappresentano il futuro inestimabile di questa città, e degli amministratori stessi, i quali rischiano di rimanere stritolati da decisioni avventate guidate dalla paura del giudizio anziché dal rigore della prudenza. La prevenzione ci insegna che la negazione di un problema non lo estingue, ma ne amplifica soltanto la portata distruttiva, ed è per questo che pretendiamo con forza una trasparenza radiografica, esigendo la pubblicazione immediata, integrale e non omissiva di ogni perizia tecnica di stabilità affinché la fiducia non si ottenga con gli slogan di fine estate, ma con la luce inoppugnabile dei dati oggettivi, ricordando a chi guida i processi decisionali che il tempo delle illusioni di comodo è esaurito e che la verità sistemica, esattamente come le fondamenta di un edificio, non si nasconde sotto una vernice fresca, perché prima o poi pretende sempre di essere vista.
«Le istituzioni sono una cosa seria, fatta di uomini che assumono su di sé il peso delle scelte e la responsabilità delle conseguenze. Non c’è delega che tenga quando in gioco c’è la vita e la sicurezza della comunità.»
DOTT.SSA LILIAN SERGIO PSICOLOGO GIURIDICO AD APPROCCIO INTEGRATO E STRATEGICO
