«Ditemi voi: il progresso e l’intelligenza artificiale sono un fine o uno strumento? E soprattutto, nelle mani di chi li mettiamo?». Loredana Capone, consigliera regionale e vicepresidente del Pd, parte da qui e non lascia dubbi su dove stia la sua risposta all’intelligenza artificiale di cui si parla nella Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Lo fa alla Festa dell’Unità di Martina Franca nel confronto sull’enciclica insieme a monsignor Giovanni Ricchiuti e Nicola Zingaretti.
«La dottrina sociale della Chiesa non condanna l’innovazione. Perché non è la tecnologia il problema. È la mano che la guida».
La formazione, prima di tutto
Per Capone la prima battaglia si combatte sulla conoscenza. «Nessuno di noi è uno specialista di intelligenza artificiale. Nessuno. Ed è proprio per questo che le istituzioni, a partire dalle Regioni, hanno il dovere di accompagnare le persone in questo cambiamento. A cominciare da chi rischia di restarne travolto, chi rischia il posto di lavoro».
«L’algoritmo non licenzia nessuno»
È qui che il discorso si fa carne viva. Capone lo dice guardando dritto ai 2.500 lavoratori che in questi giorni hanno ricevuto la lettera che anticipa il loro licenziamento: «Non siete un numero, non siete una variabile di un calcolo. Vi sono vicina, e lo dico con rabbia: c’è un problema sociale e di territorio; in questi casi non si fa come se chiedessimo un parere a un algoritmo che non potrà mai essere lo strumento con cui si firma un licenziamento».
«Un algoritmo pensato solo per il profitto è una scelta, non un destino. Si può costruire un algoritmo diverso, capace di tenere insieme lavoro e innovazione. Dipende da noi. Dipende dalle domande che decidiamo di fargli».
«Perché – spiega Capone – la stessa tecnologia può dare risposte opposte a seconda di chi la interroga e perché se chiediamo come massimizzare il profitto, l’intelligenza artificiale ci indicherà quella strada. Se le chiediamo di mettere al centro la vita e il benessere dei lavoratori, la strada sarà un’altra. È questa la simbiosi che dobbiamo avere il coraggio di costruire».
Da qui anche un appello a chi forma le nuove generazioni: difendere «la curiosità, il talento, la creatività, il percorso umano», senza permettere che la tecnologia prenda il posto del pensiero critico.
Un avvertimento anche alla politica
Capone non risparmia un affondo sul proprio mestiere: «Provate a immaginare un politico che, prima di ogni decisione, chiede all’intelligenza artificiale quale scelta gli porterà più consenso. È un rischio reale, ed è gravissimo: l’algoritmo diventerebbe uno strumento per inseguire il consenso, non per perseguire il bene comune. E io non ci sto».
Per non parlare delle deep fake, immagini create dall’intelligenza artificiale per essere più sensazionali, per generare dileggio.
Il Bene comune
Sussidiarietà, solidarietà, inclusione: sono questi, per Capone, i principi che devono guidare il cambiamento. E dell’enciclica dice: «Restituisce dignità alla politica, perché richiama tutti noi alla responsabilità verso i giovani, verso i più fragili, verso chi non arriva alla fine del mese, verso chi ha bisogno di salute e di rispetto».
L’affondo su Meloni
Non manca la stoccata al governo: «Piuttosto che festeggiare quanti anni è al governo, la premier dovrebbe dirci quanti risultati ha portato a casa». Il riferimento è alla crescita, alla sanità, all’Ilva.
«Ed è qui che si apre la nostra alternativa. Un Partito Democratico e una coalizione che guardano i cittadini in faccia e dicono la verità: non siamo qui a fare propaganda, siamo qui a costruire insieme una vita migliore. Per noi al centro c’è la persona, non il consenso. Prima la persona. Poi, se lo abbiamo meritato, il consenso».
