Legge3.it segue il caso di Domenico, ex titolare di un’attività di riparazione di macchine agricole nella provincia di Barletta-Andria-Trani, travolto da quasi 160 mila euro di debiti dopo la chiusura della propria impresa, una separazione e la perdita del lavoro da dipendente. A fine luglio 2026 il Tribunale di Trani ha dichiarato aperta la liquidazione controllata del suo patrimonio: una riduzione del debito superiore al 90%.
La storia di Domenico comincia nel 1999, quando decide di mettersi in proprio e apre, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, un’attività specializzata nella riparazione di macchine agricole. Il lavoro parte bene e per diversi anni gli permette di mantenere la famiglia: nel 2002 si sposa e due anni dopo nasce la figlia. Per un lungo periodo vita familiare e attività procedono senza particolari problemi.
Le prime difficoltà importanti arrivano intorno al 2013. In famiglia iniziano problemi di salute che richiedono visite mediche, fisioterapia, medicinali e altre spese; nello stesso periodo il settore in cui opera Domenico diventa molto competitivo e la sua attività comincia a perdere forza. Sono due problemi che arrivano praticamente insieme: da una parte crescono le necessità economiche della famiglia, dall’altra il lavoro che dovrebbe permettere di affrontarle diventa sempre più difficile.
Domenico prova a tenere in piedi l’attività, ma le condizioni non migliorano e alla fine è costretto a chiuderla. Alla crisi economica si affianca anche una crisi familiare: nel 2025 arriva la separazione. La figlia, ormai maggiorenne, rimane a vivere con la madre, mentre Domenico si ritrova a formare un nucleo familiare composto soltanto da lui, pur continuando a sostenere economicamente moglie e figlia.
Nel frattempo riesce a trovare un lavoro come dipendente a tempo indeterminato: potrebbe essere l’occasione per recuperare un po’ di stabilità dopo gli anni difficili dell’attività autonoma. Ma anche questa soluzione dura poco: a metà del 2026 Domenico perde il lavoro perché l’azienda per cui lavora cessa l’attività, e resta nuovamente senza una propria fonte di reddito. Può contare sulla NASpI, destinata però a diminuire progressivamente dopo i primi otto mesi; non possiede immobili e non ha beni di valore significativo sui quali fare affidamento.
Nel frattempo i debiti sono diventati quasi 160 mila euro. La parte più consistente è costituita da debiti fiscali, ai quali si aggiungono altre posizioni finanziarie e un debito verso un privato: una cifra ormai completamente sproporzionata rispetto alle risorse economiche che Domenico ha a disposizione dopo la perdita del lavoro. Il punto di rottura è proprio questo: dopo aver perso prima la propria attività e poi anche il lavoro dipendente, non esiste più una possibilità realistica di affrontare quasi 160 mila euro di debiti con il reddito disponibile.
LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI TRANI
A quel punto Domenico si rivolge a Legge3.it per capire se esiste una strada concreta per affrontare una situazione ormai diventata insostenibile. Viene seguito nel percorso previsto dalla legge contro il sovraindebitamento e il caso arriva davanti al Tribunale di Trani. A fine luglio 2026 arriva la decisione: il Tribunale dichiara aperta la liquidazione controllata del patrimonio di Domenico.
La procedura gli consente di conservare ogni mese quanto gli serve per vivere dignitosamente: tutta l’eccedenza di reddito viene destinata alla procedura. In questo modo, versando solo quello che può per tre anni, Domenico otterrà una riduzione del debito di oltre il 90%. Non deve più subire il peso insostenibile di quei 160 mila euro di debiti, perché la legge gli permette di conservare quanto necessario per vivere e di destinare alla procedura soltanto ciò che può sostenere.
Per una persona che ha attraversato prima le difficoltà dell’attività autonoma, poi la separazione e infine un nuovo licenziamento, significa poter affrontare il problema dei debiti dentro un percorso regolato e sostenibile. Al termine dei tre anni Domenico potrà ottenere l’esdebitazione e liberarsi dei debiti residui.
LA DICHIARAZIONE DI GIANMARIO BERTOLLO, FONDATORE DI LEGGE3.IT
«La storia di Domenico racconta bene cosa significa davvero il sovraindebitamento in Italia. Non è quasi mai un’unica disgrazia, ma una somma di eventi che si accavallano: prima le spese sanitarie per la famiglia, poi un’attività che non regge più la concorrenza, poi una separazione, infine un lavoro che sparisce non per una sua colpa ma perché l’azienda per cui lavorava ha chiuso. Chi ha gestito per anni una piccola impresa con le proprie mani, come Domenico con la sua attività di riparazione di macchine agricole, si ritrova con centosessantamila euro di debiti e un reddito che non potrà mai bastare a ripagarli. La legge sul sovraindebitamento esiste proprio per questo: per permettere a chi come lui ha già dato tutto quello che poteva dare di ripartire.»
IL CONTESTO NAZIONALE
In Italia si stima che oltre 7 milioni di persone si trovino in condizione di sovraindebitamento, ma meno dello 0,2% ha avviato procedure formali presso gli OCC. Nel 2023 le istanze in tutta Italia sono state appena 7.748 — un decimo di quelle presentate in Germania e Francia. Il 23,1% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024 (ISTAT). La storia di Domenico, seguita da Legge3.it davanti al Tribunale di Trani, è una delle centinaia di procedure che l’agenzia ha portato a conclusione in dieci anni di attività.
