Ferragosto: la ricerca della felicità!

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Riflettevo: Ferragosto ovunque la ricerca della felicità.
Forse la ricerca della nostra felicità terrena è tra le più antiche al mondo: filosofi, religiosi, liberi pensatori, scrittori, vacanzieri ci si applicano da sempre. 
Allora pensavo ma, si può essere felici a questo mondo?
E se Sì, qual è la formula della felicità?
Questione di matematica! La felicità si può calcolare con un’equazione matematica! 
Mi sono documentato e, in vari modelli psicologici, scientifici e ingegneristici la felicità viene vista come un’equazione, una formula matematica, anzi ne esistono più di una.
E allora, ancora meglio, si può essere felici solo applicando una di queste formule: bellissimo!
Ebbene Sì, la felicità può essere espressa come un’equazione, lo studio neuroscientifico di numerosi ricercatori ha proposto diverse formule e metodi per dimostrarlo utilizzando la scienza, la psicologia e l’ingegneria.
Già nel 2003 la psicologa britannica Carol Rothwell ha comunicato al tabloid Daily Mirror, di aver elaborato e formalizzato la prima equazione algebrica che permette di quantificare con un numero, il proprio stato emotivo e che quindi, attraverso questa espressione matematica, è possibile misurare il livello della propria felicità.
I ricercatori hanno identificato tre componenti fondamentali che determinano lo stato emotivo di una persona, assegnando a ciascuna un peso specifico.
Gli psicologi sono giunti a questa formula, ideata per un sondaggio commissionato dalla compagnia di viaggi Thomson, dopo aver intervistato e studiato un campione di 1000 persone, ognuna con un proprio grado di felicità.
Il life coach e scrittore britannico Pete Cohen, che ha contribuito a scrivere lo studio, ha ammesso che la formula non è semplicissima da comprendere e funziona nel modo seguente.
H (happiness) = P + (5 * E) + (3 * H)
Per testare la formula, è necessario definire il valore di ciascuna delle tre incognite, esprimendo un giudizio attraverso una serie di quattro gruppi domande e valutandola la risposta attraverso un valore, un voto da uno a dieci, così possiamo calcolare i propri personali valori rispettivamente di P, E, H.
Inserendo i tre voti (da 1 a 10) nell’equazione, otterremo un punteggio finale, il cui valore massimo teorico raggiungibile (quoziente di felicità), se si assegna il voto dieci a tutte le domande, è pari a 100.
Esaminiamo il significato delle 3 variabili, incognite.
La variabile ‘P‘ indica le Caratteristiche Personali e rappresentano la visione generale della vita, la prospettiva di vita, la capacità di adattamento (adattabilità) e flessibilità ai cambiamenti, e la resilienza di fronte alle difficoltà (elasticità), cioè quanto l’individuo si ritiene e capace di riprenderti velocemente dai problemi.
Il valore di ‘P‘ infatti, si ottiene dalla somma del punteggio delle risposte alle prime due domande:1) Quanto ti consideri socievole, energico e aperto al cambiamento?2) Fino a che punto ritieni di avere una visione positiva della vita, di riprenderti velocemente dalle situazioni difficili, e di sentire che a governare la tua vita sei tu, e non il destino?
La variabile ‘E‘ è l’Esistenza e riguarda i bisogni fondamentali esistenziali legati alla propria personale situazione: stabilità finanziaria (danaro), salute e relazioni sociali (amicizia e famiglia). 
Il valore di ‘E‘ è dato dal punteggio delle risposte alla terza domanda: 3) Fino a che punto ritieni che i tuoi bisogni primari di vita siano appagati in relazione a salute, situazione finanziaria, sicurezza personale, libertà di scelta, senso di appartenenza alla comunità e accesso a istruzione e conoscenza?
Questo fattore ha l’impatto (peso specifico) maggiore ed è per questo moltiplicato per 5. 
La variabile ‘H‘ indica i Bisogni principali o di Ordine Superiore che includono quanto la persona ritiene alta la sua autostima, le ambizioni personali, le aspettative, quanto sente di realizzare i suoi obiettivi, oltre che l’ironia o il sense of humour (umorismo).
Il valore di ‘H‘ dal punteggio delle risposte alla quarta domanda:4) Fino a che punto puoi ricorrere al sostegno delle persone a te vicine, immergerti in quello che stai facendo, realizzare le tue aspettative, impegnarti in attività che ti danno uno scopo e ti fanno sentire chi sei veramente?
Questo valore viene moltiplicato per 3. 
Ovviamente più alto è il valore, più alta è la felicità del soggetto, il sondaggio effettuato sul campione, rivelò una profonda diversità tra uomini e donne.
Mo Gawdat, ingegnere ha lavorato in IBM e Microsoft prima di approdare, nel 2007, come dirigente ai vertici di Google X come Chief Business Officer, a un certo punto della sua vita però si è reso conto, nonostante il successo, di non essere appagato, e ha deciso di applicare al problema felicità il suo talento logico e di problem solving insieme a principi della matematica ed ha sviluppato un modello ingegneristico che ha descritto nel suo libro:Solve for Happy – L’equazione della felicità.
Da qui emerge la teoria dell’equazione della felicità sicuramente più famosa e riconosciuta universalmente, che definisce la felicità come il divario tra la realtà, cioè la percezione degli eventi della vita a cui si sottraggono le nostre aspettative. 
H = e – E
In questa formula:
H‘ rappresenta il risultato e sta per Felicità (Happiness), ‘e‘ rappresenta gli eventi reali della vita (events),E‘ rappresenta le nostre aspettative  (Expectations)
In formule si stabilisce che la felicità se esiste è uguale o superiore agli eventi della vita meno le aspettative:
Felicità ≥ Eventi della vita – Percezione di come dovrebbe essere la vita (Aspettative). 
Significa che, sperimentiamo la felicità quando la realtà è uguale o superiore a ciò che pretendevamo, i nostri desideri; quando gli eventi della vita sono uguali o superiori alle nostre aspettative. 
L’equazione si basa su un concetto logico e estremamente, semplice, quasi banale: 
Se percepisci che gli eventi superano le tue aspettative, sei felice.Se pensi che la realtà sia inferiore a ciò che desideravi, subentra l’infelicità. 
Il risultato, di anni di ricerca, è basato sulla comprensione di come il cervello assorbe ed elabora gioia e tristezza, ed è un percorso passo passo, praticabile e concreto, per mantenere la gioia nella nostra vita superando i momenti difficili. 
Il messaggio è chiaro: non importa quali e quanti ostacoli troviamo sulla nostra strada, tutti possiamo raggiungere la gioia del presente e un atteggiamento ottimistico verso il futuro. 
Perché la felicità è il nostro stato naturale, basta solo risvegliare il bambino dentro di noi.
Il principio base della Equazione di Gawda è che la sofferenza non nasce da ciò che accade nel mondo, ma da come la nostra mente giudica quell’evento rispetto alle nostre attese.
Morale: se abbassiamo le aspettative e accettiamo la realtà per quella che è, il risultato torna a essere positivo e la mente ritrova la pace.
Un altro modello di studio è la formula biologica di Harvardsono le equazioni dello studioso professor Arthur Brooks di Harvard, il quale afferma che il potenziale massimo è rigidamente vincolato da fattori biologici e comportamentali ed ha suddiviso la felicità in 3 passaggi matematici distinti: la felicità come la somma di genetica, circostanze e abitudini personali
La COMPOSIZIONE BIOLOGICA: 
Felicità = 50% Genetica: Il valore basale ereditato biologicamente.
10% Circostanze: Gli eventi temporanei della vita.
Le ABITUDINI FONDAMENTALI: 40% Abitudini = Fede/Filosofia/Credenze+ Famiglia+ Amici + Lavoro significante e produttivo.

Il massimo valore in questo modello si ottiene ottimizzando al 100% quel 40% legato alle abitudini personali.

La FORMULA DELLA SODDISFAZIONE
Soddisfazione = Ciò che si ha / diviso (in rapporto) Ciò che si vuole, che si desidera. 


Questa frazione dimostra che per aumentare la felicità non bisogna necessariamente aumentare il numeratore, non bisogna correre ad accumulare altro (comprare o avere di più), ma è più efficace ridurre il denominatore, imparare ad apprezzare e desiderare meno ciò che non si possiede (o praticare la gratitudine). 

Negli anni se ne sono sviluppate altre su base sempre più scientifica, che cercherò di raccogliere in un altro articolo, volevo comunque proporvi una curiosità, la ricetta della felicità, secondo Albert Einstein, una delle menti più geniali del Ventesimo secolo, è contenuta in due note autografe scritte, nel novembre del 1922, su due bigliettini lasciati al posto della mancia, durante un tour per una serie di lezioni e conferenze, ad un corriere a Tokyo in Giappone. 

Raggiunto dalla notizia di aver conseguito il Nobel per la Fisica a 43 anni e imbarazzato da una tale pubblicità, lo scienziato si rinchiuse nella sua stanza dell’Imperial Hotel.

Fu così che un fattorino bussò alla porta per consegnargli un messaggio, non avendo spiccioli, lo scienziato scrisse sulla carta intestata dell’hotel un paio di “pillole di saggezza” comunicando al ragazzo dicendo che un giorno avrebbero avuto più valore di qualche moneta.

Finale: i due messaggi furono battuti all’asta a Gerusalemme nel 2017 per una cifra record totale di oltre 1,5 milioni di euro.

Di sicuro il fattorino ha raggiunto la felicità, almeno economica.

Riguardo i testi, la prima recita, in tedesco:

“Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza”.
Sul secondo c’è scritto: 

“Quando c’è una volontà, esiste una via”.

Sicuramente le ricette più semplici delle altre, anche se riflettendoci non banali.

Concludento le varie formule dimostrano che la sofferenza e l’infelicità non derivano direttamente dagli eventi in sé, ma, dal divario negativo tra ciò che accade e ciò che desideravamo accadesse. 

Se la realtà delude le aspettative, il cervello attiva un segnale di allerta (infelicità). 

Se la realtà è uguale o superiore alle aspettative, il cervello si rasserena e sperimenta la felicità.

È molto significativo, a questo punto, il pensiero sulla felicità, dello scrittore e saggista statunitense Jonathan Safran Foer, che esplora il concetto di insoddisfazione e presenza emotiva nei suoi libri, in particolare in Eccomi.

 “Spesso cerchiamo la felicità oltre una porta grande e pesante, convinti che sia altrove, quando in realtà la porta si apre verso l’interno e siamo già dentro la felicità quotidiana.


Troppo spesso siamo noi stessi, con i nostri pensieri pesanti e rimuginii, a scavare una distanza tra noi e la nostra stessa felicità.

Il tentativo continuo di spremere altre gocce di perfezione, e il pericolo del desiderio, rischiano di distruggere il bene che si possiede già.”


Buona riflessione e sereno Ferragosto.

Roberto Kudlicka 

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