Carburante annacquato a Bari e provincia: il vademecum di Consumerismo per chiedere i danni

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 L’incubo di ogni automobilista si consuma spesso in pochi secondi, subito dopo aver fatto il pieno: pochi chilometri percorsi, il motore che comincia a strappare, le spie di avaria che si accendono all’improvviso e l’auto che si spegne in mezzo alla strada. È il segnale classico del carburante annacquato o miscelato con sostanze illegali, un fenomeno criminale che sta registrando un’impennata preoccupante anche sulle strade della Puglia e nel territorio barese.

​I recenti sequestri portati a termine dalla Guardia di Finanza – che nell’ultimo blitz ha apposto i sigilli a tre impianti dove il diesel veniva diluito con acqua – tracciano un quadro a dir poco allarmante. Dall’inizio dell’anno le Fiamme Gialle hanno già tolto dal mercato oltre 74 tonnellate di carburanti fuori norma, denunciando i gestori per frode in commercio e miscelazione abusiva. Una piaga che non colpisce solo le grandi arterie autostradali, ma si insinua nei distributori locali di città e provincia.

​In risposta a quella che sta diventando una vera emergenza per le tasche dei cittadini, la delegazione locale di Consumerismo No Profit ha attivato un piano d’azione sul territorio attraverso gli Sportelli +Tutela, mettendo a disposizione degli automobilisti baresi una guida pratica su come comportarsi ed evitare di dover pagare a proprie spese riparazioni che possono superare facilmente i tremila euro.

​«I sequestri sempre più frequenti delle forze dell’ordine dimostrano che non ci troviamo di fronte a casi isolati o a semplice sfortuna, ma a un sistema fraudolento strutturato che va stroncato», sottolinea Raffaella Lauciello, delegata per il Comune di Bari di Consumerismo No Profit. «Il nostro appello ai cittadini baresi e della provincia è diretto: non rassegnatevi. Quando il motore va in panne dopo un rifornimento, la tentazione è quella di prendersela con la malasorte o con la propria auto. Invece bisogna agire subito. Conservare le prove e muoversi con tempestività è l’unico modo per costringere chi ha venduto un carburante non conforme a risarcire ogni singolo euro di danno. Inoltre, ogni segnalazione ci aiuta a far scattare i controlli sui distributori scorretti della zona, proteggendo tutta la comunità.»

Cosa fare subito: la procedura per salvaguardare il risarcimento

​Secondo gli esperti legali dell’associazione, l’errore più comune commesso dalle vittime è la fretta: proseguire la marcia tentando di “consumare” il carburante o buttare via il tagliandino della pompa di benzina cancella le prove principali. Per tutelarsi in modo inoppugnabile occorre seguire una sequenza precisa:

  • Tenere stretto lo scontrino: Conservare con cura la ricevuta cartacea o la transazione della carta di credito/bancomat.

  • Ricostruire i dettagli: Segnare immediatamente data, orario esatto, importo pagato, targa dell’auto e indirizzo preciso della stazione di servizio.

  • Fotografare il cruscotto: Scattare foto chiare al quadro strumenti appena si accendono le spie d’allarme o compaiono i messaggi di avaria.

  • Perizia del meccanico: Portare il mezzo in un’officina di fiducia e farsi rilasciare una diagnosi scritta che certifichi in modo inequivocabile come il guasto (a iniettori, pompa d’iniezione o serbatoio) sia direttamente imputabile alla presenza di acqua o sostanze contaminate nel serbatoio.

  • Prelevare un campione: Durante lo svuotamento e la pulizia del serbatoio, chiedere al meccanico di conservare un campione del carburante estratto in un contenitore sigillato.

A chi inviare la richiesta danni

​Sul piano legale, la regola è chiara: la responsabilità diretta verso il consumatore ricade su chi ha incassato i soldi ed erogato il servizio. Anche se il gestore dell’impianto locale tenta di scaricare la colpa sulle autobotti o sulle compagnie petrolifere della filiera, per legge è chi vende il bene a dover risarcire l’acquirente, salvo poi rivalersi sui propri fornitori.

​Per questo motivo, Consumerismo sconsiglia di fermarsi a una semplice lamentela a voce con il gestore. È indispensabile inviare subito una diffida formale a mezzo PEC o raccomandata A/R all’impianto di distribuzione e, per conoscenza, alla compagnia di bandiera. Alla lettera vanno allegati lo scontrino, le foto del cruscotto, la fattura del meccanico e la perizia tecnica.

​Contemporaneamente, è fondamentale presentare un esposto al Comando Provinciale della Guardia di Finanza per chiedere il sequestro preventivo delle cisterne e un’ispezione sui sigilli delle pompe, oltre a una segnalazione all’AGCM per pratiche commerciali scorrette.

Come ricevere assistenza a Bari

​Per la stesura delle lettere di contestazione o per ricevere supporto nella procedura di risarcimento del danno, gli automobilisti di Bari e provincia possono rivolgersi agli Sportelli +Tutela Consumerismo: ​Segnalazione rapida online: www.consumerismo.it/segnalazioniCentralino nazionale: 06 94805440

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