E’ morto ad Andria, all’età di 86 anni, monsignor Agostino Superbo, che fu arcivescovo di Potenza dal 2001 al 2015.
La notizia della morte di monsignor Superbo – che fu vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana per l’Italia meridionale dal 2007 al 2012 – è stata annunciata dall’attuale arcivescovo potentino, monsignor Davide Carbonaro.
“Ha servito la Chiesa con intelligenza, mitezza e instancabile dedizione – ha detto Carbonaro -.
Nel suo lungo ministero episcopale ha saputo unire la fermezza della fede alla delicatezza dell’ascolto, accompagnando il popolo di Dio con discrezione, equilibrio e profondo senso ecclesiale. La sua parola, sempre radicata nel Vangelo, ha incoraggiato sacerdoti, consacrati e laici a camminare nella speranza e nella comunione.
Chi lo ha conosciuto – ha aggiunto – conserva il ricordo di un uomo essenziale, libero da ogni protagonismo, attento alle persone più che ai ruoli, capace di custodire la dignità di ciascuno e di affrontare le responsabilità del governo pastorale con serenità e sapienza”.
Nella nota diffusa dall’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo è ricordato che monsignor Superbo nacque a Minervino Murge il 7 febbraio 1940 e fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1963 per la diocesi di Andria. “Nel 1991 san Giovanni Paolo II lo chiamò all’episcopato affidandogli la Diocesi di Sessa Aurunca. Tre anni dopo fu trasferito alla diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e, nel 1996, venne scelto come assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica italiana, incarico nel quale mise a disposizione dell’associazione la sua lunga esperienza educativa e la sua capacità di accompagnare il cammino dei laici. Il 9 gennaio 2001 fu nominato arcivescovo metropolita di Potenza- Muro Lucano-Marsico Nuovo. Qui svolse il tratto più lungo e significativo del suo ministero episcopale, guidando la Chiesa lucana per quindici anni. Ricevette il pallio metropolitano da san Giovanni Paolo II e, nello stesso periodo, fu chiamato a presiedere la Conferenza Episcopale di Basilicata. Furono anni nei quali esercitò un servizio discreto ma autorevole, contribuendo con equilibrio al cammino della Chiesa nel Mezzogiorno e nel Paese. Il suo stile non fu quello dei gesti eclatanti, ma della paziente costruzione della comunione. Amava una Chiesa capace di ascoltare, di educare e di accompagnare; una Chiesa nella quale il ministero dell’autorità si esprime anzitutto come servizio. Chi lo ha conosciuto ricorda la sua finezza umana, la misura delle parole, la serenità nel discernimento e la fedeltà quotidiana al proprio dovere. Nel 2015, raggiunti i limiti di età, lasciò il governo pastorale dell’Arcidiocesi, continuando a vivere il ministero episcopale nella preghiera e nella discrezione, senza mai cessare di sentirsi parte della vita della Chiesa che aveva servito”.
