Leggiamo dalle colonne di ItaliaVera ( https://italiaveranews.it/2026/07/21/social-francia-vieta-accesso-agli-under-15-e-la-prima-in-europa/ ) che in Francia i ragazzi fino a quindici anni non potranno entrare nei social. “Finalmente!” dicono in molti come anche noi plaudiamo a questa decisione storica, la prima al mondo; una piccola cosa, ma meglio di nulla. Ma noi pugliesi, si sa, siamo un po’ greci, un po’ latini, un po’ arabi, un po’ nordici e quindi siamo un pò filosofi e un po’ levantini e non possiamo che ricavare molto altro da questa notizia.
Certamente è la solita stupidaggine francese: dopo aver abbracciato come “progresso” ogni aspetto della tecnologia tanto da edificare una Torre in ferro al centro di Parigi come simbolo della loro Grandeur e della potenza della tecnica e dell’industria, adesso scoprono di aver preso un granchio! Ma anche a voler essere buoni e quindi a voler credere alla effettiva realizzazione concreta di questa difesa dei ragazzi, questa resipiscenza come si realizza? chi controlla? Un dispositivo elettronico che legge l’età? Cioè altra e più penetrante e disumanizzante tecnologia per fermare la precedente “conquista” che oggi si mette al bando? I genitori avrebbero il compito di controllare?
Che si fa se non controllano bene, li si arresta? o gli si tolgono i bambini per affidarli a qualche “esperto” laureato in psicologia infantile?? E se sono responsabili gli amici? quelli che portano sulla cattiva strada? Risponderanno i genitori degli amici’? e che pena irrogare? Le risposte certamente stanno nel provvedimento licenziato dal loro Parlamento ma -quanto meno- non sono efficaci come servirebbe.
La domanda corretta in realtà è un’altra: se fa male sotto i quindici anni, i social fanno bene oltre quell’età? O si suppone che a sedici anni e gli adulti sappiano difendersi dagli influssi nefasti della tecnologia? Siamo in un ginepraio nel quale c’è una sola cosa certa: la tecnologia viene introdotta senza nulla sapere delle sue potenziali conseguenze; quindi è un salto nel buio; infatti questa decisione presa dal Parlamento locale con tutte le solennità del caso ha un significato chiaro: la tecnologia è pericolosa e non si sa come difendersi. Naturalmente questa resipiscenza viene da un posto dove si è creduto nelle facoltà prodigiose di ogni tecnologia da quella nucleare a quella della comunicazione; laddove però è ormai di pubblico dominio che stare avanti nella digitalizzazione significa invece stare indietro nella neutralizzazione dei suoi effetti collaterali. Inoltre siamo in una società che da molti decenni ha natalità bassissima e quindi ogni bambino è una preziosa rarità, una specie di reliquia su cui investire tutto e di più laddove non si sa letteralmente neanche se un social faccia bene o no, né verso quale futuro stiamo andando!
Stranamente anche in Vaticano qualche settimana fa con termini molto garbati si è messa sotto accusa tutta la tecnologia indicando per la sua icona, l’intelligenza artificiale, la necessità assoluta de metterla sotto sorveglianza speciale per essere certi che sia al servizio della Persona e non l’inverso….non è la stessa preoccupazione cui ha tentato di rispondere il Parlamento francese?
Ci permettiamo di chiederci: a Parigi come in Vaticano sanno che fermare o anche solo rallentare la “inarrestabile marcia” della tecnologia significa distruggere il mondialismo finanziario e tecnologico?
La risposta è: lo sanno, cosa che vuol dire che lo vogliono e sanno anche che siamo tutti con loro; si tratta di una misura popolarissima. Ma sorge un’altra domanda: si sa come possiamo fare a meno della parte modernissima della tecnologia?
“Come si faceva fino a qualche anno fa” potrebbe essere la risposta, ma in realtà qui ci sono interessi molto grandi. Mentre noi utilizziamo social e tecniche per cose di tutti i giorni come chiedere a nostra moglie che pesce comperare al mercato o mandare un messaggino alla nostra fidanzata, altri utilizzano la stessa cosa per guerre e controlli capillari anche dei nostri pensieri; i trasferimenti miliardari necessari a pagare missili ed interi eserciti comperati dagli stati si effettuano con pagamenti “virtuali” e le banche “virtuali” che li effettuano materialmente hanno bisogno di tutti i danari esistenti e anche un po’ di più per poter finanziare queste spese! gli investimenti faraonici che sono stati fatti in tecnologie innovative non erano ispirati alla nostra comodità ma al loro potere e quindi nessuno si è mai permesso di mettersi di traverso a costoro. Quindi la questione è questa: chi deve comandare -male- nel futuro i Poteri forti occulti che nessuno conosce oppure le Istituzioni democratiche? Noi, gente comune in questa storia non ci siamo e la risposta che fino ad oggi è stata data è quella peggiore!
Sembra che i francesi lo sappiano e cominciano a preoccuparsi o fanno finta di preoccuparsi per dividersi il futuro con quelli che contano davvero. Vedremo presto cose nuove ma nel frattempo il convitato di petra in questa storia siamo noi!
CANIO TRIONE
