Ennesimo femminicidio: Manuela Petrangeli

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“Una donna solare, viveva per il suo bambino”: ecco chi era Manuela Petrangeli, uccisa dall’ex compagno Gianluca Molinaro.
Oggi sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro. I colleghi: «Non si era mai lamentata di lui»

Un’altra brutta storia che ci tocca profondamente, come una stilettata in petto ad ogni telegiornale, per ogni necrologio di morte violenta.

È verosimile che gli uomini impazziscano senza motivo?

Oppure, l’attuale stato di dIRITTO rende le donne, le mogli, le madri ‘carnefici legalizzate’ di uomini, mariti, padri?

Non crediamo alla cattiveria di nessuna di quelle categorie ma la situazione, ormai incancrenita di questo fenomeno criminale, richiederebbe un’analisi più seria di quella semplicistica che incolpa l’una o l’altra parte e infelicita entrambe.

Quanto è immorale trascurare il fenomeno dell’esasperazione maschile?

Si traduce in una sorta di cannibalismo della dignità di un uomo, di un essere umano spesso ricattato da misure giudiziarie e dalla minaccia dell’alienazione del bene dei propri figli, di tutte le sue proprietà, della sua capacità di svolgere una vita onorevole.

Si sa che se si passerà sotto le “forche caudine” del sistema giudiziario italiano, nessuna delle parti ne uscirà indenne. Non è un sistema giusto quello chiamato Giustizia.

Per forza di ciò, memori di quello che hanno già passato i parenti e i conoscenti dell’esasperato/a di turno, quest’ultima persona finirà per sopportare per anni le tribolazioni inflitte dal rapporto degradato. Poi, finita la pazienza e terminate le risorse psico-fisiche, si passerà inevitabilmente alle vie di fatto.

Le statistiche sono impressionanti: le donne avvelenano o pugnalano; gli uomini pugnalano o sparano.

Ci si fa giustizia da soli se l’apposito sistema istituzionale non funziona. Non si è voluto farlo funzionare.

Non è giusta, non è civile la brutale risoluzione delle controversie coniugali. Ma accade. Lo registriamo quotidianamente, piangendoci i nostri fratelli e le nostre sorelle, i figli e le figlie coinvolti. Figli di noi tutti, “anime di Dio”.

Veniamo all’eziologia del fenomeno violento.

Quando una moglie si sente maltrattata è spinta a bistrattare il marito o compagno, innescando il circolo perverso della recriminazione a catena nel rivendicare un diritto mortificato e l’ingiuria subita.

Questa reazione causerà una conseguente reazione nella controparte, dove ognuno si difenderà offendendo.

In che misura è condannabile quell’uomo, reso violento perché disperato da anni di angherie femminili? Ciò vale esattamente al reciproco.

Una donna inviperita riesce a ‘martellare un uomo a morte’, per non citare parti anatomiche scurrili.

Ti può far perdere la ragione, soprattutto se sei coinvolto sentimentalmente.

Se non gliene importa molto di lei, lui la denigra e l’abbandona. Se ci tiene, non lo farà. Non riuscirà ad abbandonarla, fino a tentare di sopprimere la sua nocività, annientandola fisicamente.

E’ un’analisi cinica ma fatalmente veritiera.

Chi sono quelli che speculano sulle disperazione di uomini e di donne per imperare?

Lo fanno dividendo le due categorie per spaccare a metà la resistenza dell’umanità.

Certamente sono emuli moderni di Filippo II di Macedonia, a cui si sono ispirati in molti nella storia antica, realizzando quanto prescrive il motto: “Divìde et ìmpera”.

Il disastro umanitario perpetrato dai demagoghi stereotipati che danno tutta la colpa a una sola categoria e al singolo individuo della coppia fa il gioco di questi infidi scopiazzatori del Macedone.

La loro tattica è astuta. Si esplica nel generare i presupposti dell’infelicità dilagante dei due generi, sempre più distanti, compressi da una tragica diaspora sociale, che fa gioco a persone tristi e triste, le quali godono delle sfortune altrui.

Questa manovra giova pure ai professionisti che guadagnano sulle sfortune degli altri con le cosiddette professioni di aiuto: tribunali, psicologi, avvocati e tutta la filiera del ‘Sociale’.

Serve la disunione a chi ci rende deboli per fortificarsi immeritatamente.

Parteggiare noi per l’uno o per l’altro finirebbe con l’acuire il problema e alimentare i dissidi che si tramutano in dispetti e si concludono nella dissoluzione.

Servirebbe più prevenzione facendo funzionare i consultori, ormai relegati a poche visite ginecologiche di screening ma sviliti nel loro primario significato pervasivo.

I Consultori stanno al benessere psico-fisico come le parrocchie stanno a quello spirituale.

Funzionando quelli e altri presidi, si potrebbe capire preventivamente per comprendere e arginare il problema prima che diventi irrisolvibile.

Unitamente, tocca azzerare gli emolumenti di chi aizza i conflitti facendo credere di biasimarli.

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