Nuova collaborazione, Inps: in Puglia 27 mila lavoratori domestici, nella provincia di Bari sono 11.825 (10.654 sono donne)

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Nell’anno 2023 i lavoratori domestici contribuenti all’Inps sono stati 833.874, con un decremento rispetto al 2022 pari a -7,6% (-68.327 lavoratori), analogo a quello registrato nel 2022 rispetto ai dati 2021 (-7,3%), dopo gli incrementi registrati nel biennio 2020-2021. Questi ultimi sono dovuti a una spontanea regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all’entrata in vigore del decreto Rilancio che, da giugno 2020, ha regolamentato l’emersione agevolata di rapporti di lavoro irregolari che ha riguardato soprattutto lavoratori stranieri e in particolare extracomunitari. A livello territoriale, il Nord-Ovest è l’area geografica che, con il 30,7%, presenta il maggior numero di lavoratori, seguita dal Centro con il 27,6%, dal Nord-Est con il 19,9%, dal Sud con il 12,2% e dalle Isole con l’9,6%. La composizione per nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che risultano essere il 68,9% del totale, contro quella dei lavoratori italiani che rappresentano il restante 31,1%.
 
Nel 2023, in Puglia i lavoratori domestici sono stati 27.508, in calo del 7% circa rispetto al 2022. Secondo i dati del report 2024 di Inps, presentato durante l’evento “Evoluzione del lavoro domestico in Italia: analisi e prospettive a 50 anni dal primo contratto collettivo nazionale. Presentazione del report 2024 curato dall’Osservatorio INPS sul lavoro domestico”, organizzato da Nuova Collaborazione (Associazione Nazionale dei lavoratori domestici) e Inps, in Puglia lavorano prevalentemente le donne (24.592 contro 2.916 uomini), mentre la composizione dei lavoratori per nazionalità evidenzia la prevalenza di lavoratori italiani: lo scorso anno sono stati 8.278 contro 12.620 stranieri.
 
Nello specifico, in provincia di Bari i lavoratori domestici sono stati 11.825: di questi 10.654 sono donne e 1.171 uomini. Gli stranieri prevalgono con 81.440 lavoratori sul totale.
 
 
Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione: “Necessario sviluppare programmi specifici per far emergere il lavoro nero”
 
«Il lavoratore domestico è diventato centrale nell’organizzazione del lavoro di cura, della casa e della famiglia, lasciata da sola nella gestione dei propri cari non autosufficienti, senza politiche di welfare strutturate e durature in suo supporto – ha dichiarato Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione (Associazione Nazionale datori di lavoro domestico). Ecco perché, in qualità di associazione datoriale, abbiamo la responsabilità di impegnarci sempre di più nei confronti delle istituzioni, affinché il lavoro di cura assuma un ruolo centrale nelle politiche pubbliche e non sia relegato unicamente alle famiglie. È necessario sviluppare programmi specifici e garantire aiuti fiscali duraturi che, da un lato, facciano emergere il lavoro non dichiarato e, dall’altro, permettano alle famiglie di non essere l’unico soggetto responsabile della gestione della casa, dell’assistenza ai figli, dei genitori anziani e delle persone non autosufficienti».

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