Mons. Savino (Cei): “Astensionismo ferita a democrazia, rotta credibilità tra istituzioni e cittadini”

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«L’astensionismo è il dato costante delle ultime elezioni. Un dato che mi preoccupa e che rappresenta una ferita alla democrazia a lungo andare”. Mons. Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana e vescovo di Cassano all’Jonio, in una intervista all’Adnkronos, da’ voce alla preoccupazione dei Vescovi per il non voto che ha conquistato la maggioranza assoluta nella tornata elettorale per le Europee, e analizza quello che hanno decretato le urne. “E’ chiaro – premette – che come vescovo e come cittadino non posso non essere preoccupato per l’astensionismo che e’ il dato costante delle ultime elezioni. Questo è un dato che mi preoccupa: il cuore della democrazia è la partecipazione, lo schierarsi da che parte si vuole stare. A mio avviso è avvenuta una rottura, da tempo , di credibilità e di fiducia, tra le istituzioni politiche e i cittadini per cui anche chi vince è sempre una parte che vince rispetto ad una minoranza che è andata a votare».

Il vicepresidente della Cei per il settore Sud non si tira fuori dalle responsabilità: «Tutti, ciascuno nel proprio ruolo , dobbiamo cercare di recuperare la rottura tra istituzioni politiche e cittadini. Io come Pastore, girando, parlando, ascoltando vedo che la gente esprime o una sorta di fatalismo, del tipo ‘non vado a votare perché le cose non possono cambiare’, o una sorta di pessimismo -catastrofismo: piangiamo, però non andando a votare di fatto non attiviamo nessun processo di cambiamento. Poi il popolo quando va a votare elegge i suoi rappresentanti e il dato elettorale è sovrano. Poi chi fa attività politica deve fare una serie di considerazioni . Mi sembra abbastanza chiara la decisione del popolo come si è orientato».

Mons. Francesco Savino riflette sul dato francese con il trionfo del partito di Le Pen che ha doppiato Macron. E riflette sull’avanzata delle destre anche in Germania «Quel voto – dice con particolare riferimento alla Francia- parla del disagio sociale. Anche li’ certi partiti fanno incetta di voti nelle banlieues dove ci sono le maggiori contraddizioni sociali , mentre in altre parti, dove ci sono meno contraddizioni, vincono quelle che vengono chiamate le élite. La questione da porre e’ il rapporto tra giustizia sociale, impoverimento e quindi il disagio che la gente esprime cercando di aggrapparsi all’ultima possibilità, affidandosi agli estremismi. Non sono un politologo ma cerco di capire”. La preoccupa l’avanzata delle destre? “Quando parliamo di destre – osserva il vicepresidente della Cei – bisogna cercare di capire i contenuti delle destre, quelle che chiamiamo estremiste, e le proposte e i metodi dei politici».

Il vescovo fa un esempio: «Io sono uno di quei Pastori che ritiene che l’immigrazione non sia un problema ma una risorsa , ritengo che dobbiamo superare l’idea per cui gli immigrati sono dei criminali ipotetici. Ritengo invece da sempre che i popoli siano il risultato di un meticciato, quindi voglio cercare di capire queste destre come si muoveranno con l’immigrazione, come si misureranno con le grandi questioni di giustizia sociale, e come si misureranno con le grandi questioni di diritti. Mi permetto di dire, siccome spesso ci accusano, che io non voglio assolutamente essere ingerente. Bisogna fare una distinzione tra ingerenza e vigilanza . La mia è la vigilanza di Pastore che fa un discorso culturale e ha a cuore il destino e la vita del proprio popolo».

Quanto alla Lega, «anche ultimamente – osserva mons. Savino Salvini e’ venuto in Calabria e sull’autonomia differenziata ha detto – e la ritengo una offesa gratuita che poteva risparmiarsi – che i vescovi della Calabria non hanno letto la legge sull’autonomia differenziata. Io gli rispondo che è stata non solo letta e riletta ma studiata con costituzionalisti , con professori e docenti universitari per capire le conseguenze di questa legge che per me sono devastanti. Soprattutto in ordine all’impoverimento e alla giustizia sostanziale. Noi esprimiamo l’’I care’ di don Milani non per ingerire la politica, che viene eletta dal popolo e deve assumersi le sue responsabilità, ma con la vigilanza di chi ama il popolo». I Vescovi da tempo hanno espresso le loro preoccupazioni in ordine al progetto di autonomia differenziata e al premierato.

L’esito delle elezioni in Italia aumenta le vostre preoccupazioni? «Io colgo l’ occasione facendo gli auguri a chi ha intercettato il voto del popolo ma faccio un grande appello perché chi governa ascolti i territori. Nessuna decisione venga presa senza avere ascoltato i territori per non creare un cortocircuito col Paese reale. Su questa questione – specie sull’autonomia – popolo e Pastori hanno diritto di esprimere le proprie preoccupazioni. Il nostro è un discorso culturale rivolto ai più fragili , a chi fa fatica a mettere insieme la colazione con la cena».

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