Successo della Apulia Film Commission in missione a Hollywood

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 “Questa manifestazione getta le basi per future collaborazioni. Possiamo considerarla un programma pilota per altre film commission e regioni interessate a costruire un ponte tra le loro industrie cinematografiche locali e Hollywood”, dice all’ANSA il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles Emanuele Amendola, al termine di una settimana in cui cinque registi pugliesi hanno portato i loro cortometraggi finanziati dalla Apulia Film Commission nella capitale mondiale dell’entertainment.

    Insieme all’Istituto, anche Consolato e Agenzia per la promozione all’estero hanno espresso soddisfazione per quest’iniziativa. che prevedeva le proiezioni e una serie di incontri con produttori, agenti, attori, e professionisti dell’industria.

    “Abbiamo creato un’esperienza unica per questi registi, che tornano a casa pieni di suggestioni e contatti utili”, commenta la giornalista della Hollywood Foreign press Silvia Bizio. È stata lei ad avere l’intuizione di fare approdare dei lavori proposti e finanziati dalla Apulia Film Commission al festival New Filmmaker Los Angeles (Nfmla), da 17 anni punto di riferimento per il cinema indipendente in città e considerato un vivaio di talenti emergenti.

    “Un agente mi ha fermata, mi ha fatto i complimenti e mi ha allungato il biglietto da visita. Vediamo: da cosa nasce cosa”, incrocia le dita Lucia Lorè, al termine della proiezione di La Pescatora, il suo cortometraggio ispirato alla storia vera dell’unica donna pescatrice di Porto Cesareo. “La parte più dura di questo lavoro – considera – è riuscire a far leggere le tue cose a qualcuno che possa produrle e darti fiducia. Ci ho messo cinque anni di porte in faccia per far partire questo corto. In pochi giorni, qui, ho parlato dei miei progetti futuri con tante persone. È rinvigorente”. Sono d’accordo gli altri cineasti selezionati dal Nfmla per questo focus sulla Puglia: Maria Guidone che ha portato Albertine where are you?, ispirato al personaggio più inafferrabile della Ricerca proustiana; Fausto Romano con il suo San Vitu Rock, tragicomico racconto dalla provincia di Lecce; Antonio De Paolo con un’onirica denuncia della condizione delle persone transgender in Italia, Lea e il Fenicottero.

    “La cosa che mi ha colpito delle persone che fanno il nostro lavoro qui è la voglia di condividere, di collaborare. Non hanno quella reticenza, come custodissero qualche segreto, che invece ho incontrato in Italia”, riflette Vito Palumbo, sceneggiatore e regista di Superjesus, commovente allegoria dei problemi legati all’acciaieria di Taranto. “Abbiamo accettato subito la sfida. Continuare ad attrarre grandi produzioni, anche hollywoodiane, nella nostra terra è fondamentale per poi sostenere i talenti locali. Ai piccoli progetti serve un traino, un’industria florida. Ma al cinema dei grandi produttori serve un sottobosco vivace. Le due cose si nutrono a vicenda”, afferma Antonio Parente direttore dell’Apulia Film Commission. (ansa)

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