Bari: delitto fisioterapista, arrestato deteneva pistola legalmente ma ne avrebbe usata un’altra

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Deteneva legalmente una pistola Beretta calibro 9 corto (con licenza di porto d’armi per uso sportivo) ma avrebbe utilizzato una seconda pistola detenuta illegalmente, una semiautomatica calibro 7.65 millimetri non ancora ritrovata, per uccidere con cinque colpi dei sette esplosi Mauro Di Giacomo, 63 anni, medico fisioterapista di Bari, la sera del 18 dicembre del 2023 nei pressi dell’abitazione di quest’ultimo al quartiere Poggiofranco. Stamattina il presunto autore del delitto, S.V., un 59enne di Canosa di Puglia, è stato arrestato da agenti della Squadra Mobile della questura del capoluogo pugliese con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’aver agito con crudeltà. Con il professionista la figlia del presunto omicida aveva in corso una causa civile per responsabilità professionali con richiesta di risarcimento danni psicofisici in seguito a una manipolazione del rachide del braccio risalente al settembre 2019.

La giovane, che lavora fuori regione come insegnante, avrebbe lamentato nel ricorso di aver riportato una compromissione della sua capacità lavorativa, della sua indipendenza personale e della serenità familiare, con conseguenti spese economiche. Nelle 127 pagine dell’ordinanza emessa dal gip Nicola Bonante, su richiesta del sostituto procuratore Matteo Soave, sono contenute, oltre che le testimonianze oculari di alcuni abitanti della zona, le tracce degli esami delle telecamere di videosorveglianza, dei tabulati delle celle telefoniche, che sembrano attestare la presenza del 59enne in via Tauro, anche alcune intercettazioni ambientali di colloqui in auto tra lo stesso e la figlia. L’uomo avrebbe comunque osservato una certa prudenza proprio per evitare intercettazioni compromettenti e tuttavia in una captazione, dopo essere sceso dalla vettura insieme alla figlia e averla invitato a chiudere lo sportello, si sente la frase ‘No, no sono stato io”, proprio mentre è fuori dall’abitacolo. Secondo gli investigatori avrebbe risposto in questo modo a una domanda della giovane rispetto al delitto.

Le accuse si basano soprattutto sugli altri indizi: le celle telefoniche, le riprese video della sua automobile, i precedenti sopralluoghi sul luogo del delitto e dello studio professionale, gli atteggiamenti assunti dopo l’omicidio, in particolare quando il 59enne ha accompagnato non con la sua auto, la Hyundai, la stessa ripresa in video la sera dell’omicidio, ma con un ‘altra vettura presa in prestito, le sue due figlie il 23 dicembre alla questura di Bari dopo che queste ultime erano state convocate per rendere testimonianza a proposito del delitto). E poi in un’altra occasione, ai primi dell’anno, ha accompagnato la figlia presunta vittima di lesioni personali permanenti a un nuovo interrogatorio con una terza vettura. L’uomo, secondo gli inquirenti, per l’atteggiamento estremamente protettivo nei confronti della figlia (il gip parla di “morbosa protezione”), avrebbe covato una rabbia, un livore e una frustrazione nei confronti di Di Giacomo tanto da arrivare alla decisione sconvolgente di ucciderlo.

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