Salman Rushdie e il Salone del Libro

62 Visite

 

Il Salone del Libro di Torino (“SalTo24”) si svolge dal 9 al 13 maggio.

E’ una manifestazione molto attesa da tutti gli amanti della lettura perché si propone come una oasi del pensiero libero, indipendente, tollerante, inclusivo.

E’ ospite un famoso scrittore, Salman Rushdie, per presentare il suo libro “Knife” in un dialogo con Roberto Saviano e Luciano Canfora.

 

Rushdie, parlando della contesa fra Giorgia Meloni, da un lato, e Roberto Saviano e Luciano Canfora, dall’altro, sembra che abbia concluso, così riportano i media: “Invito la signora Meloni a essere meno infantile e a crescere”.

Ma ha dimenticato, ipocritamente, che Saviano e Canfora sono stati querelati dalla Meloni non per le loro opere intellettuali ma per diffamazione che nulla ha a che fare con la letteratura.

 

Bene! Chiunque, anche il più umile, è libero di commentare questioni di qualunque tipo; Nessuno, neanche il più aristocratico, è libero di tranciare giudizi sul prossimo, chiunque questi sia.

E’ una banale norma di civiltà che misura lo spessore culturale.

 

Ma chi è questo Salman Rushdie?

E’ famoso; ma la nostra simpatia, di fronte a questa inqualificabile gaffe, che denuncia volgarmente una presunta superiorità intellettuale ed una egocentrica arroganza, si è trasformata in completa indifferenza.

Qui, anticipando ipocriti e velenosi commenti, informiamo che la nostra reazione non è perché si sia trattato della Meloni; ma perché si è offeso un sistema valoriale di civiltà proprio nella sua chiesa, il Salone del Libro, da chi si presumeva fosse uno dei sacerdoti più quotati.

Una forte delusione, che conferma l’illusione di un ideale da noi mal riposto.

Ma ha Rushdie ha anche anche commentato: “E’ un brutto momento per la libertà di stampa”. Chissà che ne sa un ospite della libertà di stampa del Paese ospitante se non viene imboccato!

Tuttavia, noi pensiamo che Rushdie abbia ragione ma che faccia voluta confusione fra dittatura e servilismo.

Chi è, dunque, questo signore?

 

Sir Ahmed Salman Rushdie, dei segno dei gemelli del 19 giugno 1947, è uno scrittore e saggista, indiano e naturalizzato britannico. Di Bombay e di fede islamica.

E’ stato studente al King’s College di Cambridge, sposato 4 volte, dichiaratosi ateo, perseguitato dall’Islam.

Della sua produzione, il romanzo che gli dette fama è stato “I figli della mezzanotte” (i nati a mezzanotte del 15 agosto 1947, data della indipendenza dell’India) che fu interpretato, in India, come un feroce attacco a Nehru e Gandhi. Le minacce poi ricevute lo costrinsero all’esilio ma gli dettero fama.

L’altro romanzo, che ha consolidato la sua fama, è “I versi satanici” che gli ha procurato una fatwa di morte emessa da Ruhollah Khomeyni e un grave accoltellamento islamico durante un convegno a Chautauqua, negli Stati Uniti. Il romanzo narra di una “fantasia religiosa” dove due persone, scampate ad un disastro aereo, si trasformano l’uno nel “Bene” e l’altro nel “Male”, dando vita ad uno scontro senza fine. Il romanzo fu interpretato dagli islamici come una blasfemia contro l’Islam e costrinse lo scrittore a rifugiarsi in UK.

Per conoscere meglio lo scrittore leggiamo le recensioni ai suoi due citati romanzi citandone alcune rappresentative, selezionate fra le più frequenti.

Sul primo romanzo, qui citato, “i figli della mezzanotte”:

 

– “Questo libro per me è stato una sorpresa bellissima. L’ho letto per un esame e non pensavo mi avrebbe appassionato così tanto, e invece la storia ti cattura subito. All’apparenza può sembrare un po’ confusionario ma non sarà così, affidatevi ciecamente all’autore e lasciate trasportare in India”.

– “Delusione infinita per questo libro pesantissimo in ogni senso. Scrittura spesso caotica che si fa davvero fatica a seguire; personaggi caricaturizzati e vicende che si susseguono spesso sovrapponendosi. La storia indiana degli anni seguenti all’ indipendenza perde, in questo minestrone, tutta la carica evocativa storica che magari invece il lettore si aspettava”.

Sul secondo romanzo, qui citato, “I versi satanici”:

– “Non avevo mai letto nulla di Salman Rushdie, avevo tentato con “Versetti satanici” ma è stato uno dei pochi libri che ho abbandonato senza rimorsi dopo poche pagine”.

 

– “Mi dispiace, sarà considerato un capolavoro della letteratura moderna, ma sinceramente io non sono riuscito a seguirne il filo né a capirne il senso…ho trovato una serie di cose buttate lì come un minestrone ma che resti tutto troppo sfilacciato … Per poter leggere il libro, io ci ho messo due mesi …”

Per curiosità, è capitato anche a noi; come è capitato di aver comprato per ben due volte “Gomorra” ma di averlo abbandonato, per pesantezza e noia, dopo diversi tentitivi.

Ma c’è un’altra curiosità: al Salone del Libro ben 1.200 persone si sono prenotate per vedere dal vivo Salman Rushdie di “Knife” (la storia del suo accoltellamento dove ha perso un occhio) ma il libro ha venduto, in tutta Italia, 764 copie.

Ci sarò qualche significato …

 

Scrive Guia Soncini su LINKIESTA dell’ 11 maggio domandandosi “È perché uno che racconta del suo occhio alla coque viene ormai percepito non come uno scrittore ma come un qualunque influencer di casumanitudine, di quelli che è meglio poter raccontare che li hai visti che prendersi il disturbo di leggerli?”.

“Non chiedeteci anche di leggere un intero libro per sapere se quella zoccola l’ha data al ragioniere”.

Ecco: deduciamo che sia così; un popolo che si spaccia per lettore; un influencer che si spaccia per scrittore. 

Antonio Vox

News dal Network

Promo