A Trani cerimonia per ricordare il poliziotto ucciso dalle Brigate Rosse

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“È importante ricordare tutte le vittime del dovere. Noi, ricordiamo i nostri poliziotti quelli che hanno combattuto tra l’altro, in un periodo estremamente complicato per la nostra Repubblica in cui i poliziotti erano sovraesposti.Anche adesso è un periodo difficile ne è riprova quanto accaduto al collega che a Milano sta lottando in queste ore per la vita”.

Lo ha detto il questore di Barletta-Andria-Trani, Alfredo Fabbrocini, a margine della cerimonia di commemorazione, nel cimitero di Trani, del commissario Alfredo Albanese, ucciso il 12 maggio di 44 anni fa a Mestre, in Veneto, dalle Brigate rosse. “La guerra che è stata vissuta in quell’epoca – ha continuato il questore – per fortuna siamo riusciti a vincerla”.

 Accanto agli agenti, anche Teresa Friggione, vedova del commissario. “Di quel giorno ricordo che ero a casa. Ero incinta e il medico mi aveva ordinato di stare a riposo. Arrivò la mia vicina di casa che con una scusa mi portò nel suo appartamento. Piano piano iniziò a dirmi che era successo qualcosa ad Alfredo. Pochi attimi e arrivarono i suoi colleghi. Non dimenticherò mai quella fitta al cuore quando seppi che non c’era più. È lo stesso dolore che provo oggi”, racconta la vedova che è orgogliosa a “perché nessuno dimentica Alfredo”.

“Lui ha lasciato un solco profondo. Viene ricordato qui a Trani, viene ricordato a Venezia, viene ricordato a Bologna perché era un investigatore, uno che cercava di dare giustizia a una persona a sua volta vittima delle Brigate rosse. È stato un esempio importante per chi lotta per un ideale”, ha evidenziato il questore.

“Mio figlio sa bene chi era suo padre perché ogni anno ha partecipato con me alle cerimonie in sua memoria e c’era sempre un collega, un giudice che gli raccontava di suo padre. Così ha costruito la sua figura”, ha concluso la vedova del commissario Albanese. (ansa)

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