Videosorveglianza, Corte Costituzionale: “Regioni non competenti su trattamento dati”

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La disciplina regionale che regola il trattamento dei dati personali nella installazione degli impianti di videosorveglianza risulta incostituzionale: è la conclusione della Corte Istituzionale riportata nella sentenza n. 69 depositata oggi, attraverso la quale si definisce costituzionalmente illegittimo l’articolo 3 della legge della Regione Puglia n. 13 del 2023 per contrasto con l”art. 117, commi primo e secondo, della Costituzione. Tale disciplina, viola infatti gli obblighi derivanti dall”appartenenza dell’Italia all’Unione europea e invade le competenze legislative esclusive dello Stato nella materia “ordinamento civile”.

La Corte – spiega un comunicato della Consulta – rileva che l’Unione europea, nell’esercizio della competenza fissata nell””art. 16 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, detta una complessa disciplina in materia di trattamento dei dati personali, che “trova completamento e integrazione nelle fonti nazionali”.

Secondo i giudici delle leggi, la Regione non gode dei poteri necessari ad agire in autonomia e nemmeno le competenze in materia: l’ente regionale non può né operare una selezione di fonti e di previsioni, “che, all’interno dell’articolato plesso normativo contemplato sia dall’Unione europea sia dal legislatore statale, sono chiamate a disciplinare questa complessa e delicata materia”, poiché in tal modo “non solo si sovrappone alle normative eurounitaria e statale, travalicando le proprie competenze, ma oltretutto effettua una arbitraria scelta, il cui contenuto precettivo equivale a ritenere vincolanti le sole regole individuate dal legislatore regionale e non anche le altre”, dettate dall””Unione europea e dal legislatore statale. (Fonte: Ansa). La Corte costituzionale, nell””ordinamento italiano,  lo ricordiamo è il più importante organo di garanzia costituzionale.

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