Diffamazione: Boccia (Pd), “governo insofferente ai controlli, maggioranze forza regole”

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«Siamo preoccupati per l’insofferenza ai controlli di questo governo. Il principale controllo è quello dell’informazione, ma anche il Parlamento inizia a essere in condizioni molto difficili. La maggioranza sta utilizzando i numeri per forzare le regole e togliere spazi di controllo». Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia in una conferenza stampa sul Ddl sulla diffamazione all’esame della commissione Giustizia al Senato.

«Abbiamo fortemente contestato la norma, le modalità con cui il governo è intervenuto, il tentativo violento di intimorire la stampa e imbavagliarla, che si somma ai precedenti tentativi della destra -ha spiegato Bocciacome non fosse mai cambiata l’insofferenza della destra verso ogni forma di controllo. Noi veniamo dal voto contrario sul Def, è evidente il tentativo della maggioranza di falsificare la realtà e superare i meccanismi di controllo del Parlamento. Abbiamo messo agli atti che questa querelle tra Fitto e Giorgetti nasconde una insofferenza doppia, in entrambe i casi il sistema di controllo del Parlamento è saltato non essendoci dati programmatici».

Per il capogruppo Pd in commissione Giustizia Alfredo Bazoli, «una parte della maggioranza vuole cogliere l’occaisone per fare una forte stretta nei confronti della libertà di informazione, che è una pietra angolare della democrazia. Lo dice l’Europa».

Come ha ricordato Walter Verini, l«e liti temerarie sono state 500 nel 2022. Noi abbiamo presentato emendamenti seri e di dialogo, ma il tema è che la maggioranza non sembra avere troppo a cuore questo tema. Noi, per una legge seria, essenziale, che abbia a cuore la tutela della libertà di informazione ci siamo».

Per la vice presidente del Senato Anna Rossomando, «è sempre più evidente che noi stiamo discutendo di qualcosa di più grande, del rapporto tra libertà e potere. Questo interroga le democrazie moderne, la direzione che devono prendere. Quando parliamo di libertà informazione non è accettabile che qualcunaltro decida cosa si può dire e cosa no».

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