MAFIA = MENTALITÀ

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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha avviato la procedura per valutare lo scioglimento del comune di Bari per mafia. 

La decisione di Piantedosi è legata a una serie di arresti fatti a fine febbraio dopo che la Polizia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia locale, aveva eseguito diverse ordinanze di custodia cautelare e sequestri per associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione di armi da sparo, commercio di droga e turbativa d’asta nei confronti di 130 persone. Le indagini ipotizzavano un’ingerenza elettorale politico-mafiosa nelle elezioni comunali del 26 maggio del 2019. 

Ora il ministro Piantedosi ha detto al sindaco Antonio Decaro di aver chiesto al prefetto di Bari Francesco Russo di nominare una “commissione di accesso”, che è il primo passo per arrivare allo scioglimento del comune per mafia. La commissione dovrà fare una serie di accertamenti e riferirne gli esiti al ministro che deciderà di conseguenza se procedere o meno con la proposta di scioglimento e la conseguente nomina di un commissario.

Il prossimo 8 e 9 giugno a Bari sono in programma le elezioni amministrative, ma se si dovesse arrivare alla nomina di un commissario potrebbero slittare anche di 18 mesi.

Partendo dal presupposto che le ordinanze hanno riguardato 130 provvedimenti, sembra quanto meno doveroso approfondire le indagini su eventuali influenze nell’apparato politico locale. 

Ma la decisione di Piantedosi, oltre ad essere doverosa è politica? 

Considerando che la richiesta è partita da un gruppo di parlamentari pugliesi che aveva chiesto un incontro con Piantedosi e all’incontro avevano partecipato anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il sottosegretario alla Sanità Marcello Gemmato, il senatore Filippo Melchiorre e altri tre parlamentari, tutti legati ai partiti dell’attuale maggioranza di governo di destra e tutti eletti in Puglia. Si potrebbe dire che sicuramente la decisione scaturisce da un’azione politica. 

E se questo ha suscitato una veemente reazione di Decaro, che ha accusato il ministro di avere preso una decisione politica, è altrettanto vero che la veemenza è dettata dal rammarico e dal sintomo di una impossibilità di ripresentazione elettorale da parte dell’attuale sindaco di Bari. Che a sua volta ha cercato, dall’alto della sua posizione, presidente nazionale dell’Anci, di compiere una forzatura in parlamento in favore del suo terzo mandato. Se non è altrettanto questa un’azione politica, allora che cosa è? 

Certo è da sottolineare una scarsa capacità della dirigenza locale del centrodestra, che punta a fare saltare la testa a Decaro, forse perché incapace di trovare un candidato sindaco adeguato. Ecco per cui il tentativo di allungare i tempi per altri diciotto mesi, oppure per presentare col botto, ad una manciata di giorni dal voto, come al solito, un personaggio della società civile e venderlo all’opinione pubblica come la parte pulita di una politica infiltrata ed ambigua. Ma non è il massimo della scaltrezza politica. 

L’opinione pubblica potrebbe essere sfiduciata dagli ultimi accadimenti e scegliere di non votare, per via di alcune considerazioni cittadine che portano a considerare la politica come un sistema. E quindi a non riuscire a valutare alcuna differenza tra i due schieramenti.

Il risultato potrebbe essere devastante. Ne potrebbe venire fuori una città sfibrata e illusa da questo sistema che da vent’anni amministra la cosa pubblica con il risultato di vedersi macchiati di ignominia mafiosa.

Perché Bari e i baresi non sono mafiosi. Ma allora perché 130 provvedimenti e l’ombra delle infiltrazioni mafiose?

Perché la mafia oltre ad essere organizzazione o sistema è prima di tutto mentalità. 

È la mentalità di chi offre ed accetta il cambio repentino di casacca politica. È la mentalità di chi vende l’identità senza emettere uno scontrino fiscale, e poi magari si ritrova a rappresentare la baresita’ all’estero. Ma ci domandiamo però che succede ad un esercente che non emette uno scontrino e viene poi multato? 

È la mentalità di chi pensa all’urbanistica ed alla viabilità come modalità preferenziale per fare soldi. Non permettendo ai baresi di poter trovare liberamente parcheggi gratuiti in rapporto agli stessi parcheggi a pagamento. 

È la mentalità di chi stravolge il verde urbano senza chiedere il parere ai cittadini, favorendo la cricca del mattone e spacciando colate cementifere come riqualificazione ambientale. 

Ma cos’è l’ambiente? Mica necessariamente è natura. un ambiente è anche ciò che è racchiuso tra quattro mura.

È la mentalità di chi non tollera un determinato tipo di turismo, ritenendo di effettuare più controlli nei tanti palazzi cittadini dove pullulano le allocazioni brevi e finge di non sapere di un altro turismo di tendenza che fa da richiamo al borgo antico e ci permette quasi di acquisire la nomea della Amsterdam del Sud, se non addirittura la nuova Christiania italiana. 

Commissariamento o no, la prossima amministrazione dovrà essere capace di riqualificare la città, per riqualificare i baresi. Che non meritano certo un appellativo negativo che li marcherebbe per un bel po’. Bari è il risultato di tanto sforzo cittadino prima ancora del lavoro delle amministrazioni locali.

Tra poco è Pasqua, poi arrivano i ponti. A proposito di turismo. Barivecchia non è solo orecchiette. Si compone di quasi trenta chiese millenarie, un castello che nasconde tanta storia, un borgo che ha tradizioni che si tramandano da secoli. Tracce di una Giudecca. 

E ci fermiamo qui.

La Politica con la P maiuscola, in una città, una polis, deve fondarsi sulla propria identità e perseguire le azioni atte a migliorare la società, non a metterla in cattiva luce. 

A Bari scarseggiano gli attori politici.

 

Giuseppe Romito

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