Nuovo codice appalti: Corradino (Consiglio di Stato): “Possibile ridurre tempi esecuzione opere del 40%”

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Una notevole riduzione dei tempi di esecuzione dei lavori pubblici anche grazie all’intervento del collegio consultivo tecnico chiamato a risolvere con celerità le diatribe tra stazione appaltante e appaltatore nel corso dei lavori. L’auspicio è emerso durante l’incontro promosso da ANCE Bari e BAT e organizzato con Polis Avvocati “Il nuovo codice dei contratti pubblici”, che ha acceso i riflettori su poteri e operatività del collegio consultivo tecnico. L’organismo, andato a regime col nuovo codice, è deputato a risolvere in modo celere le problematiche che dovessero insorgere durante la realizzazione di lavori pubblici ‘sopra soglia’ (superiori a circa 5,5 milioni di euro); in particolare, esso deve esprimersi attraverso determinazioni aventi efficacia di lodo arbitrale in tempi brevissimi.

“Le aspettative che riponiamo nel collegio consultivo tecnico sono notevoli e l’auspicio è che non vadano deluse – ha dichiarato il presidente di Ance Bari e Bat Nicola Bonerba -. Se pensiamo ai tempi necessari ai tribunali civili per dirimere diatribe tra stazione appaltante e appaltatore attraverso i vari gradi di giudizio e con sentenze definitive emesse dopo diversi anni, si comprende la sua portata. Se troverà la sua definitiva consacrazione, così come previsto dal nuovo codice, l’istituto contribuirà a raggiungere un primo obiettivo fondamentale: realizzare le opere finanziate dal PNRR nei tempi previsti”.

Durante l’incontro si è ricordato come il collegio consultivo tecnico sia già normato da alcuni anni ma che solo col nuovo codice dei contratti pubblici sia stata rafforzata la sua funzione: esso deve costituirsi sin dalla firma del contratto per tutte le opere ‘sopra-soglia’ e prevedere tre o cinque componenti e nominati da stazione appaltante e appaltatore.

Sui possibili benefici perseguibili col nuovo Codice il presidente di sezione del Consiglio di Stato Michele Corradino ha dichiarato che “un dato importante è relativo alla velocizzazione delle opere. In questo momento, in Italia, una grande opera pubblica necessita mediamente circa mille giorni: 220 dedicati alla gara, 200 alle fasi di programmazione e 600 all’esecuzione. I circa 400 giorni iniziali possono essere sicuramente contratti. Inoltre, si può agire sui 600 giorni della fase di esecuzione delle opere, che è quella che più interessa Ance. Complessivamente i mille giorni potrebbero ridursi del 40%”.

Al seminario, moderato dall’avvocato e socio di Polis Avvocati Saverio Nitti, hanno partecipato il vicepresidente di Ance Domenico De Bartolomeo, il vicepresidente di Ance Bari e Bat con delega alle opere pubbliche Mauro Ceglie, il direttore legislazione opere pubbliche di Ance Francesca Ottavi, il docente di appalti pubblici presso la Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione Pier Luigi Gianforte e il professore ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena Fabio Francario.

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