Gratteri, “riforme giustizia vanno fatte da addetti ai lavori”

101 Visite

«Le riforme della giustizia andrebbero fatte dagli addetti ai lavori, dai magistrati e avvocati che sono ogni giorno sono in udienza e non da persone che non son state mai in un aula di giustizia».

Lo ha detto il capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, a Trani dove ha presentato il libro ‘Il grifone’ scritto con lo storico Antonio Nicosia.

Chi fa le riforme «sicuramente dal punto di vista della dottrina può parlare una settimana su un istituto giuridico – ha aggiunto – però poi quando questa conoscenza andiamo a calarla sul terreno, andiamo a tradurla sul piano sostanziale, vediamo che non hanno a che vedere con i bisogni della velocizzazione del processo e neppure sulle garanzie»

 «Dal punto di vista tecnologico siamo un po’ indietro. Perché nel corso degli ultimi dieci anni almeno, non si è investito in tecnologia, non si è investito nelle assunzioni e non penso solo a polizia, carabinieri e finanza ma penso agli ingegneri informatici, agli hacker, tra virgolette buoni, che sono in grado di superare gli ingegneri informatici che le mafie ormai sono in grado di pagare, di arruolare, di assumere».

    «Penso ad esempio alla ‘ndrangheta che ha assunto degli ingegneri informatici tedeschi e rumeni per estrarre i bitcoin per fare riciclaggio sofisticato – ha continuato – penso ad esempio alla camorra che è stata in grado non solo di estrarre il bitcoin ma anche di lavorare nel dark web, che è capace di comprare quantità di cocaina, commissionare omicidi e commettere tutta una gamma di reati possibili, comunicando su piattaforme che noi riusciamo solo a inseguire».

«E non sto vedendo riforme che servono a contrastare le mafie né a velocizzare processi. Si stanno facendo riforme – ha concluso – che non servono a velocizzare i processi e che non servono a dare risposte ai bisogni della gente». (ansa)