Mobilità sostenibile ad Andria, che fine ha fatto Pedibus?

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Un’altra iniziativa che rischia, come di fatto rischia, di diventare addirittura e paradossalmente diseducativa e persino dannosa per la formazione. La mancata riattivazione del servizio Pedibus ad Andria alimenta l’ulteriore, legittima polemica in città. A fronte degli assordanti silenzi che si registrano anche sui temi della formazione e dell’educazione in città, non le mandano a dire dall’Associazione di Impegno Civico “Io Ci Sono!”, il cui Gruppo Genitori stigmatizza quanto sta accadendo a distanza di molti mesi dall’inizio dell’anno scolastico. Dall’Ufficio di Presidenza del Sodalizio guidato dall’Attivista Sociale Savino Montaruli, dichiarano:

«qualunque Progetto che si basi sull’utilizzo di denaro pubblico ma senza una prospettiva strutturata e senza addirittura le risorse necessarie per il suo mantenimento, quasi sempre è fallimentare. Non solo è fallimentare dal punto di vista pratico in quanto quasi sempre viene interrotto e mai più ripreso ma anche dal punto di vista educativo in quanto vengono vanificate le finalità all’origine dei progetti. Nel caso di Pedibus, ad esempio, non dimentichiamo che all’origine c’era il concetto di “una forma di trasporto scolastico ad alto impatto educativo quindi il modo più sicuro, ecologico, divertente e salutare per andare e tornare da scuola”. Concetti, questi, altamente significativi che trovano la loro essenza proprio nella continuità e nel diventare cambiamento “culturale”. Quando poi, come nel caso della città di Andria, quei progetti vengono interrotti, senza peraltro alcuna fondata giustificazione, diventano un boomerang per chi ha speso quelle parole, rivelatesi poi vane, ma soprattutto un processo diseducativo per gli utenti, che sono gli studenti, i quali non solo non comprendono le ragioni che inducono ad interrompere ciò che veniva “venduto” come un Progetto Educativo ma ne subiscono le conseguenze ritornando nella preesistente condizione, addirittura aggravata. Per un Progetto  di Mobilità Sostenibile che muore, un altro sembra profilarsi all’orizzonte: la ciclovia che, anche in questo caso, rischia di diventare una populista e propagandistica iniziativa per soddisfare la sete di spesa di denaro pubblico ma senza alcuna prospettiva di riuscita se non una contestualizzazione errata che produrrebbe più danni che altro, vista l’assenza pressoché totale di infrastrutture di sistema e di servizio ma anche di Politiche reali di sostenibilità ambientale. Un disastro che sembra non intaccare minimamente quel senso di onnipotenza amministrativa che trova la sua essenza negativa nella chiusura mentale e nell’isolamento istituzionale. Un gran peccato per una città che avrebbe dovuto davvero essere all’avanguardia ma permane in un contesto di mediocrità che sembra coinvolgere più strati della società, soprattutto quelli che restano completamente ammutoliti ed allineati in attesa di chissà che».

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