La dipartita di Vittorio Emanuele

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Vittorio Emanuele (quarto? O niente? Chissà!) da qualcuno viene rimpianto. Accade che venga ricordato anche a Napoli che tanto ha subito dai piemontesi ma dove ancora residuano simboli di quel periodo. Non certo ricordano le sue gesta politiche perché non sembra ve ne siano state di rilevanti; ancora meno delle idee che forse la stampa corrotta ha nascosto al grande pubblico. Ma quella dinastia così breve ha avuto un ruolo importante avendo offerto al liberalesimo del XIX secolo la possibilità di fare quello che riteneva giusto. 

Ricordiamo che la unità d’Italia ha aperto la strada al nazionalismo in ogni parte del mondo: i tedeschi -per imitarci- hanno immediatamente messo mani al cannone e hanno creato un mostro al centro d’Europa che ha partecipato con ruolo primario a due terribili guerre mondiali; Germania che ancora oggi non si sa come inquadrare; e poi in tutto il mondo -finanche gli asiatici, gli africani, gli ebrei- hanno voluto sanguinosamente una nazione. Quella dinastia era talmente convinta di essere nel giusto da utilizzare il pugno duro con i milanesi affamati che protestavano; milanesi che ebbero in risposta alla loro fame i cannoneggiamenti dal piemontese Bava Beccaris; per non voler parlare della guerra civile contro il Sud e il brigantaggio; liberalesimo che poi ha voluto cercare e trovare il proprio suicidio con la prima guerra mondiale; guerra nella quale la persona umana non aveva alcun valore se non quello di un’arma come le altre (il cittadino a quell’epoca era carne da cannone o da fabbrica). Quindi un liberalesimo che fa paura al solo immaginarlo che unisce l’Italia amministrativamente ma la divarica irreparabilmente sul piano socio economico per poi consegnarla al dispotismo del Duce. 

A cose fatte oggi possiamo dire che sembra che quell’ideale liberale “classico” e la dinastia che lo sostenne abbia realizzato un disastro dal quale non solo ancora non usciamo ma che ci ha consegnati nelle amorevoli mani di “aziende” che sono cresciute al punto tale da non tollerare più la dimensione nazionale e, tanto meno, quella regionale, ma a pretendere di muoversi “liberamente” nell’intero pianeta senza intralci culturali, confessionali, tradizionali, linguistici, istituzionali, monetari,…cioè “libere” come il liberalesimo classico ha consentito e che viene ancora percepito come un periodo d’oro: da imitare! E da riportare ad oggi. Quel liberalesimo proprio per favorire la crescita delle aziende di allora ha lasciato fare (il famoso lassez faire) ma ha generato una dittatura che è divenuta planetaria che è certamente “liberale” per i potenti ma tirannica con i singoli cittadini che sono degradati a numeri di codice fiscale. 

Sapevano i Savoia di dare la stura a una cosa del genere? I Papi di allora si chiusero prigionieri in Vaticano per sottolineare, anche visivamente, con la propria personale prigionia la condizione di illiberalità che quel liberalesimo (e i Savoia) stava producendo. Leone XIII, pur anziano, trovò il tempo, la forza e l’ispirazione divina per scrivere all’inizio dell’ultima decade del XIX secolo una Enciclica nella quale chiaramente diceva, tra l’altro, che il sistema liberale favorisce pochi e schiavizza i molti. Nessuno degli allora nuovi abusivi inquilini savoiardi dei Palazzi papali -che pure si professavano cattolici- lo ascoltò e così siamo arrivati ai giorni nostri con le multinazionali che per essere libere prendono e pretendono dai governi di tutto il mondo i “sussidi” che vogliono per finanziare il perfezionamento delle tecnologie che permettono loro di tenere sotto controllo le immense macchine burocratiche aziendali che governano.

Così ci troviamo con non una ma due dittature: quella istituzionale e quella delle multinazionali -tra le quali primeggiano le banche- cui versiamo a vario titolo la totalità dei nostri redditi. E ancora c’è gente che sognando quei tempi si professa liberale o savoiardo senza nulla imparare e capire del disastro che quelle idee -evidentemente molto male intese- hanno fatto. 

A me sembra che i Savoia e i loro lacchè non fossero all’altezza del compito e non avessero capito quello che stavano combinando. E voi come la vedete?  

CANIO TRIONE

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