Copagri e Confagricoltura contro la Regione Puglia per l’attivazione del consorzio unico di bonifica

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Le associazioni più rappresentative della categorie dei consorzi di bonifica si coalizzano contro le decisioni della Regione Puglia nel creare un unico consorzio depauperando di fatto il certosino lavoro di ripianamento della funzione dei consorzi esistenti. La Copagri Puglia e Confagricoltura lanciano il seguente messaggio che integralmente si riporta

«””Le organizzazioni professionali agricole Confagricoltura e Copagri Puglia esprimono gravi preoccupazioni in merito alla costituzione del Consorzio Unico di Bonifica, attivo dal 1 gennaio 2024. “Abbiamo richiesto a gennaio e a luglio dello scorso anno un incontro congiunto con il presidente Emiliano e con gli assessori al Bilancio Piemontese e alle Risorse Agricole Pentassuglia, ma non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Riteniamo – sottolineano le tre sigle – questo atteggiamento di chiusura vergognoso. Dopo un trentennio di costante deterioramento dell’azione e dell’immagine dei quattro Consorzi commissariati, spesso pesantemente condizionati finanziariamente nella possibilità di svolgere completamente l’azione di ordinaria manutenzione delle infrastrutture a presidio del territorio, con un’immagine notevolmente compromessa, negli ultimi anni si è concretizzata la possibilità di restituire ai Consorzi la funzione di Enti promotori delle politiche di sviluppo e di maggiore sicurezza nei territori ricompresi nei comprensori di bonifica ed anche in quelle aree non assoggettate al pagamento dei contributi di bonifica”.

Tuttavia, il processo di riforma dei Consorzi di Bonifica avviato con le Leggi regionali N. 12/2011, N. 4/2012 e N.1/2017, finalizzato in definitiva al risanamento di questi importantissimi Enti attraverso il raggiungimento dell’equilibrio di gestione, non può dirsi completato. Malgrado il prezioso e rilevante impegno che va riconosciuto all’attuale Gestione Commissariale, non si può affermare che le finalità contenute nella Legge 1/2017 siano state compiutamente raggiunte.

“Facciamo riferimento – proseguono le organizzazioni – ai debiti nei confronti della Regione Puglia di ben oltre 160 milioni di euro, di cui non conosciamo la definizione. È necessario dotarsi di nuovi piani di classifica che correggano i precedenti totalmente errati e allargare la platea dei contribuenti mutuando il principio che a sostenere il costo per fronteggiare il rischio idraulico e idrogeologico debba concorrere la maggioranza della popolazione pugliese e non soltanto quei proprietari di terreni (aziende agricole) situati nelle aree più difficili e spesso svantaggiate della Regione. Serve inoltre favorire l’esodo incentivato del personale a tempo indeterminato finalizzato al potenziamento delle Aree Tecniche con l’obiettivo di promuovere una forte e rinnovata spinta progettuale in grado di intercettare le risorse disponibili nell’ambito della pianificazione europea, nazionale e regionale. Serve anche avviare un processo di sviluppo e rilancio delle politiche di formazione degli associati in un’ottica di comune sinergia nelle politiche agricole essenziali al rilancio del territorio pugliese”.

Queste forti perplessità sono aumentate dopo la decisione n. 36273 della Corte di cassazione – sezione Tributaria. La suprema corte il 19 dicembre 2023 ha così sancito finalmente un principio che sosteniamo da anni: l’obbligo di contribuire alle opere eseguite da un consorzio di bonifica e, quindi, l’assoggettamento al potere impositivo di quest’ultimo, postulano, ai sensi del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, art. 10, la proprietà di un immobile che sia incluso nel perimetro consortile e che tragga vantaggio, cioè un incremento di valore, da quelle opere; detto vantaggio, peraltro, deve essere diretto e specifico, conseguito o conseguibile dal singolo fondo a causa della bonifica, cioè idoneo a tradursi in una qualità del fondo, non essendo sufficiente un beneficio relativo al complessivo territorio e meramente derivante solo per riflesso dall’inclusione in esso del bene.

Da quanto sopra evidenziato, riteniamo che la costituzione di un consorzio unico non sia la soluzione migliore e soprattutto, prima di procedere all’autogoverno, chiediamo la definizione dei debiti nei confronti della Regione, l’avvio del nuovo piano di classifica perché a pagare la manutenzione ordinaria non possano essere sempre le aziende agricole e, infine, considerato che per quasi un trentennio non sono state realizzate opere di manutenzione ordinaria, risulta inderogabile che le opere di manutenzione diventate di natura straordinaria debbano essere eseguite dalla Regione in quanto proprietaria dei terreni. In assenza di queste risposte, gli associati delle nostre organizzazioni Copagri-Confagricoltura diserteranno le votazioni per l’elezione dei nuovi organi consortili”.»

Franco Marella

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