Voto Pfizer o forse Moderna

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 Nutrire ancora dubbi sui cambiamenti che la politica ha subito, è da stolti. Credere che siano ancora validi i principi ispiratori che animavano le lunghe discussioni di un tempo sulle questioni di politica, è un atto di ingenuità. Sperare in un ritorno di menti illuminate, capaci di risolvere con l’utilizzo delle scienze empiriche intrigati problemi e riuscire a trovarne la soluzione, è pura insipienza.  Invitare al dialogo una moltitudine afflitta da prossemica disastrata, è pura illusione. Tenere in vita carrozzoni di personaggi politici che occupano le aule di potere regionali, nazionale, comunali e municipali è un emblematico esempio di suicidio sociale. Le decisioni che un tempo erano assunte, anche se in modo apparente, dalle rappresentanze politiche, vengono ora imposte alle istituzioni che non rappresentano più nulla, nemmeno se stesse.

Residua soltanto un   continuo dissipare di denaro pubblico. Le esperienze che stiamo vivendo, non solo le penultime ma anche le ultime, esprimono chiare note di dissonanza fra i cittadini e lo Stato, fra lo Stato e le leggi della Carta Costituzionale, fra le leggi della Carta e il buon senso. Lo Stato non c’è, non c’è più. Nemmeno un suo surrogato è facile individuare. Ci sono i vari governi che indossano casacche diverse ma che confezionano iniziative uguali. In quanto passivi esecutori di ordini che vengono confezionati da lontano e che potrebbero essere comunicati ad un semplice addetto alla segreteria, scrupoloso interprete di imperativi   imposti ad un popolo incartapecorito. I partiti sono scomparsi e quelli residui, sbandano nel tentativo di procrastinare la loro caduta. Ultimo baluardo rimasto, non per molto ancora, l’uomo, ormai disorientato, mutato nel suo aspetto fisico, rimaneggiato in quello spirituale, privato delle   sue qualità, inaridito e affogato da un mare di tradimenti, in un concentrato di problemi che lo hanno reso ottuso.

Ma anche pavido!  Cosa rimane di una società costruita con tanti sacrifici, sostenuta da pochi che ancora ci credono, osteggiata dai tanti imbambolati.  Senza correre il rischio di essere definiti catastrofisti, è sotto lo sguardo di tutti una realtà senza veli che esprime il disagio con cui vengono serrati i ranghi dai pochi che ancora hanno conservato la giusta direzione. Persa l’ispirazione della vecchia politica, scomparsi i vessilli che la rappresentavano, ne appaiono di nuovi dove al posto della bandiera spicca superba una sinuosa siringa, con accanto una pozione miracolosa che inaugurerà le nuove terapie degli anni futuri. Il tutto circondato dalla imperiosa scritta rosso fuoco che esalta le lodi del nuovo credo, non solo politico!  Icona ammantata da una tenebrosa mascherina dal colore immacolato! Un venditore di cicorie selvatiche, durante i giorni delle festività natalizie, diceva che se dare il voto ad un partito significa delegare lo stesso ad essere autorizzato da referenti con poteri superiori, tanto vale votare direttamente il potente.

Oppure combatterlo. Entrambe le decisioni dovrebbero essere assunte da una popolazione vigile e informata, ma al contrario tenuta inesorabilmente soggiogata dalle torbide manovre che il sistema utilizza attraverso un collaudato metodo di asfissia informativa. Difficile convincere una moltitudine condotta sempre al guinzaglio dal pastore padrone che la sua esistenza è giunta alla fine, perché ormai troppo numerosa e inutilmente sprecona. Ritenuta improduttiva e talmente zavorrata che solo l’utilizzo di pratiche sperimentali può giustificarne ancora la momentanea esistenza. Eppure scintille di risveglio appaiono numerose in territori, anche se martoriati dal genocidio, alla ricerca di occhi che vedano, udito che ascolti, cuore che accolga.  

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