Omicidio Meredith, Sollecito: “‘Amanda in Italia? Bene, non mi sono mai preoccupato dei pregiudizi, ho la coscienza pulita”

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‘Le nostre strade si sono divise, ma tra noi è rimasto un buon rapporto’

«Sono d’accordo con Amanda. Non aver paura di tornare in Italia dovrebbe essere una cosa di default, ma dopo tutto quello che è successo una persona provata, sensibile o che magari non ha la forza di combattere non lo farebbe per motivi psicologici”. Così Raffaele Sollecito, inizialmente condannato con Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher e poi entrambi definitivamente assolti dalla Corte di Cassazione, commenta all’Adnkronos le parole della ragazza statunitense che, in alcuni post, ha detto di essere “eccitata” alla prospettiva di ottenere giustizia “una volta per tutte” e di non aver “paura di tornare in Italia e di prendere posizione”, difendendosi dalle accuse anche perché vuole “che mia figlia e mio figlio vedano cosa vuol dire difendere la verità e i propri principi». Infatti se per Sollecito la vicenda si è definitivamente chiusa, per Amanda, condannata a tre anni per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, la Cassazione ha disposto un nuovo processo davanti alla Corte di Assise d’Appello di Firenze accogliendo il suo ricorso.

“Si tratta di ripulire il proprio nome e io supporto la cosa – osserva Sollecito riguardo alle affermazioni di Knox – Peraltro farebbe chiarezza anche sulla posizione mia e sul mio nome: come ho sempre detto, la verità è che purtroppo gli inquirenti hanno preso Guede (l’ivoriano che è stato condannato e ha scontato la sua pena per l’omicidio di Meredith ndr) dopo di noi e lui si è avvantaggiato di queste dinamiche per fare un rito abbreviato e non assumersi le sue responsabilità per mantenere l’impianto accusatorio e scaricare le responsabilità su persone che non conosce”. Sollecito ora vive in Portogallo e si sta costruendo una carriera come “cloud architect”: “I miei spostamenti sono sempre stati legati alle mie possibilità lavorative, non ho nulla a che fare con il mondo investigativo e dei tribunali. Invece so che Amanda ha trovato il modo di trasformare la brutta esperienza anche in una professione per aiutare persone alle quali può capitare ciò che è successo noi”.

Lo stesso Sollecito non nega di aver dovuto superare “molti ostacoli”, dopo la vicenda giudiziaria che lo ha visto prima condannato e poi definitivamente assolto, ma «non mi sono mai preoccupato – osserva – perché, oltre ad avere la coscienza pulita, ho anche un’assoluzione che parla chiaro. Ho avuto problematiche legate a pregiudizi, ma di pregiudizi si trattava». Nonostante ognuno abbia la sua vita e le loro strade si siano separate, «con Amanda capita di sentirci. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto – conclude Sollecito – abbiamo vissuto una tragedia in cui io ero il suo alibi e viceversa, poi si è scatenato ciò che sappiamo. Ci siamo dati una mano per il possibile poi, visto che questa tragedia è stata estremamente pesante, le nostre strade si sono divise ma è rimasto un buon rapporto».

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