Assolto dal reato di concorso in dissipazione del patrimonio della “Don Uva” ex sindacalista

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«Ho solo chiesto se mia figlia potesse lavorare; chiesto, come decine, centinaia di persone hanno fatto nel corso della lunga Vita della Congregazione” Ancelle Divina Provvidenza».

E’ quanto dichiarato dall’ex sindacalista, assolto dal reato di concorso in dissipazione del patrimonio della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, con Sentenza del 15/09/2023 depositata in data 9/10/2023, la Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla Procura Generale, avverso la Sentenza della Corte di Appello di Bari che lo assolveva con formula piena.

Stando a quanto si apprende, al sindacalista si contestava di aver ottenuto l’assunzione della figlia ( ritenuta, invero, estranea ai fatti fin dal primo momento) in cambio di un “atteggiamento condiscendente.”

La Suprema Corte accogliendo le tesi presentate dalla difesa, tesi peraltro già presentate e sostenute in sede di dibattimento presso la Corte di Appello di Bari, ha rimarcato come dagli atti accusatori nei confronti del sindacalista non si riscontra ne «che l’attività della figlia fosse inessenziale rispetto alle attività concretamente svolte dalla Congregazione» ne elementi che attestino la riconducibilità dell’assunzione all’atteggiamento condiscendente del padre.

La Corte Suprema di Cassazione ha così posto fine ad una Storia, ribadendo fiducia nella Giustizia, e serenità e dignità ad un padre.

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