Castel dei Mondi: atto primo. Presentato alla stampa il XXVII festival internazionale di Andria

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Con la “scopertura” di Golem, la suggestiva scultura dell’artista di origini tranesi Dario Agrimi (rimarrà esposta al pubblico sino al 14 settembre in Piazza Catuma) ed il saluto beneaugurante delle autorità, degli organizzatori, e di alcuni protagonisti, ha preso ufficialmente il via la XXVII Edizione di Castel dei Mondi, il Festival Internazionale di Andria dedicato al Teatro e alle Arti Performative. 

« La Cultura e l’ Arte – ha ricordato in apertura della conferenza stampa di presentazione dell’Evento la sindaca di Andria, Giovanna Bruno – hanno cento facce, cento forme, modi, tempi e luoghi diversi e distinti attraverso cui manifestarsi, ed essere comunque autenticamente apprezzati. E Castel dei Mondi – ha continuato Bruno – rappresenta per Andria un autentico fiore all’ occhiello, perchè in una città purtroppo ancora priva di un teatro – inteso come contenitore fisico ma pur sempre limitato di spettatori – fornisce l’opportunità concreta di un grande e variegato “Teatro Diffuso” su tutto il Territorio ed aperto all’ intera Comunità locale ed agli avventori forestieri».

«Il futuro, al momento nebuloso, di tanti nostri giovani – ha rimarcato Grazia di Bari, consigliera regionale con delega alle politiche culturali, – passa inevitabilmente dalla crescita culturale delle nostre comunità. L’ istituzione regionale è sempre stata e rimarrà convinta sostenitrice di questo Festival ed a breve avremo finalmente una Fondazione ad hoc per sostenere più agevolmente e concretamente il percorso di ulteriore crescita e di consolidamento di questa rassegna, a giusta ragione tra le più longeve ed apprezzate nel panorama italiano ed internazionale».

Intervenendo in rappresentanza dei vertici del Teatro Pubblico Pugliese, Viviana Peloso, consigliera del CdA dell’Ente, ha ribadito la datata storicità del partenariato di TPP con il Festival e le sue giovanili, assidue frequentazioni con la Rassegna.  «Per trovare il nostro mondo migliore dentro quello convulso che viviamo – ha sintetizzato Peloso – è necessario che ci venga regalata un’altra prospettiva, un nuovo punto di vista, un’alternativa illuminata. Il teatro, e l’arte più in generale, hanno appunto questo scopo. Castel dei Mondi lo assolve in pieno da tempo, e sarà così anche per questa edizione».

Per Riccardo Carbutti, direttore artistico del Festival, «in un contesto temporale straordinario, fatto di guerre, pandemie, emergenze climatiche e disastri ambientali, anche Castel dei Mondi si fa extra-ordinario, Overtime appunto, con una proposta di teatro e arti performative volutamente fuori dagli schemi canonici e tradizionali. Ogni spettacolo non è una performance a sé stante, ma un viaggio, singolare e inaspettato, che spinge lo spettatore a riflettere, sognare, immaginare nuovi spazi e scenari. Attraverso il potere trasformativo dell’Arte il pubblico è come liberato dalle restrizioni e dalle gabbie del quotidiano per approdare a nuovi mondi. Siamo pienamente convinti – ha concluso Carbutti – della bontà di un Cartellone assai eterogeneo e quindi certamente in grado di assecondare i gusti e le aspettative di addetti ai lavori, veri cultori, frequentatori abituali, comuni amatori, avventori casuali e semplici curiosi. Ed allora, buon Festival a tutti».

Ospite speciale della Conferenza Stampa Gianni Forte, condirettore della Biennale di Venezia, sezione teatro. Nella circostanza Forte ha espresso il suo personale “debito di profonda riconoscenza” verso Castel dei Mondi, frequentato già nel lontano 2005. «Non posso dimenticare – ha precisato – che la mia esperienza artistica, personale e professionale è passata anche attraverso questa rassegna. E la longevità di questo Festival Overtime fa davvero onore a Riccardo Carbutti e Francesco Fisfola che di questo evento sono gli storici testimoni».

In chiusura dei lavori, Lia De Venere, critica d’arte, nel commentare l’installazione in piazza Catuma della nuova e suggestiva scultura di Dario Agrimi, ha ripercorso con dovizia di particolari: «La vicenda leggendaria di Golem, mitica figura della tradizione cabalistica ebraica, espressione di un’essere dotato di forza straordinaria ma letteralmente privo di capacità intellettiva. Una sorta di monito, più o meno diretto, a tanti umani del terzo millennio».

Contemporaneamente alla “vernice” di Golem, a Porta Santa è partita l’esposizione di un’altra interessante installazione, opera di un’ valente artista vicentino, Renato Meneghetti. Già il titolo “Optional” (attenzione potrebbe gonfiarsi!) fa implicito riferimento ad un gigantesco encefalo umano, quasi sempre sgonfio nella quotidianità e solo raramente ed eccezionalmente gonfio ed operativo”.  

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