Reddito di cittadinanza, Unibat: Sindaci ed amministratori locali responsabili di aver annientato le finalità del sostegno economico

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Se i sindaci e gli amministratori locali, specie di un territorio ultimo in tutte le cose belle e buone e primo in quelle brutte e cattive, qual è quello della Sesta Provincia, avessero voluto trovare lo strumento di distrazione di massa per apparire difensori del sociale e delle fragilità popolari allora hanno colto la giusta occasione. Un’occasione, quella di criticare la diversa modalità di erogazione dei sostegni ai bisognosi, che mira a sottacere se non ad affossare completamente quelle che sono le emergenze comunali e territoriali che non riescono neppure ad affrontare, accumulando ritardi ed inadempienze.

Sorvolando sui voltafaccia che, a seconda della loro appartenenza ora ai civici ora ai comodi e protettivi partiti politici sempre pronti a (man)tenerli sotto ombrelli e paracadute, è curiosa la presa di posizione contro il cosiddetto RdC dai medesimi tanto osteggiata come misura di sostegno quando venne introdotta. Dal banale si passa al ridicolo nel momento in cui si abbandonano a se stesse le persone fragili, gli anziani e gli ammalati e poi si trova sempre il tempo per ergersi a difensori del mondo purché sia sempre in funzione una telecamera amica o uno smartphone sempre accesi.

Sarebbe stato interessante, invece, ascoltare in che modo quegli stessi primi cittadini e loro fidi e privilegiati delegati alla gestione della cosa pubblica abbiano utilizzato questi anni di erogazione del Reddito di Cittadinanza per fare ciò che loro erano chiamati a fare: creare opportunità di lavoro attraverso la formazione. Un fallimento da questo punto di vista con le amministrazioni locali guidate da quegli stessi sindaci che oggi diventano ridicoli nel loro tentativo di apparire rivoluzionari, al punto da utilizzare un linguaggio bellico e di aizzamento delle masse che non li seguono proprio. Gli scarsi voti con cui sono stati eletti ne sono la plastica dimostrazione. Hanno lasciato in “attesa” tutte quelle potenziali forze lavoro che avrebbero potuto dare ad una città qual è, ad esempio, quella di Andria in reale o presunta difficoltà economica, un grossissimo contributo lavorativo. Invece nulla. Nessuna formazione e nessuno strumento per rendere quelle migliaia di persone libere e persino indipendenti dallo stesso Reddito di Cittadinanza.

Sindaci ed amministratori che hanno scelto la strada più comoda cioè quella del non attivare nessuna politica del lavoro ed occupazionale, con il risultato che oggi città come quella di Andria si ritrovano con il più alto numero di disoccupati in Italia e con il più alto numero di bisognosi di sostegno e di sussidio. Quindi, di chi si lamentano, di se stessi? Della loro inettitudine e della loro propaganda quotidiana? Avremmo voluto vederli in campo con azioni propositive e propulsive per rendere autonome quelle persone e far si che arrivassero a raggiungere l’obiettivo: un lavoro stabile e dignitoso. Gli amministratori comunali fanno molto bene a preoccuparsi perché il nulla creato in tutti questi anni ha violato una legge fondamentale cioè quella di non essere riusciti a insegnare a pescare galleggiando nell’idea di avere sempre qualcuno con la lingua di fuori, con il cappello in mano a chiedere il pesce quotidiano. Preoccupati? Certo che devono esserlo.

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