Scuola: la Cgil Puglia, regionalizzare gli stipendi ci riporta indietro di 50 anni

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«L’idea di introdurre una differenziazione dei salari sulla base del costo della vita nelle varie regioni rappresenta un problema enorme per il mondo della scuola pubblica. Se da un lato questa proposta ci riporta indietro a 50 anni fa, al sistema delle gabbie salariali, dall’altro si connette al progetto di autonomia differenziata che questo governo si è impegnato a portare avanti fin dal suo insediamento, con un’accelerazione evidente nei provvedimenti contenuti nella Legge di Stabilità appena approvata, e che spaccherebbe il Paese in tanti stati disorganizzati, disarticolati, minando alle fondamenta i principi costituzionali di eguaglianza, unità e solidarietà nazionale».

Lo afferma Ezio Falco, segretario generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) della Cgil Puglia, a proposito delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito Mario Valditara nel corso della tavola rotonda “Italia 2023” riguardo la differenziazione degli stipendi per i docenti commisurati al caro vita e sovvenzioni da privati per la scuola pubblica.

«Un attacco durissimo al mondo della scuola – lo definisce la Cgil regionale – che segna l’avvio ideologico della secessione dei ricchi con l’autonomia differenziata e che lascia indietro ancora una volta le scuole del Meridione».

«Siamo fortemente convinti – sottolinea Falco – che l’istruzione debba essere fuori dalle materie oggetto di decentramento regionale, e per questo motivo da settimane stiamo portando avanti su tutto il territorio pugliese una campagna di raccolta firme su una legge di iniziativa popolare di riforma costituzionale dal nome ‘Giù le mani dalla scuola’ per impedire ogni forma di regionalizzazione che coinvolga la scuola e consenta al popolo di esprimersi democraticamente: anche se sta già riscuotendo molto successo, sarà̀ necessario l’impegno di tutta la cittadinanza per porre un argine a questa rischiosa deriva».

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