Istat: nel Mezzogiorno il Pil pro-capite da oltre 20 anni è poco più della metà rispetto al centro-nord

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Da oltre un ventennio il pil pro-capite nel Mezzogiorno si aggira intorno al 55-58% del Centro-Nord; nel 2021 il pil reale è di circa 18mila euro (33mila nel Centro-Nord). Tutto il Mezzogiorno si colloca sotto la media nazionale: la Regione di coda (Calabria) ha un Pil pro-capite pari al 39,5% della migliore (Trentino Alto Adige). E’ quanto scrive l’Istat nel dossier ‘I divari territoriali nel pnrr: dieci obiettivi per il Mezzogiorno’.

«Nella fase più recente, lo shock pandemico ha interessato l’economia e la società italiana in una fase di stagnazione ventennale, che non aveva ancora consentito di riassorbire le perdite di pil e occupazione sofferte con l’ultima grande crisi», afferma l’Istat. Tuttavia, «i problemi di stagnazione dell’economia apparivano accentuati soprattutto nelle regioni meridionali».

Osservando l’andamento del pil pro-capite dal 2000 al 2021 è possibile rilevare sia «il generale rallentamento indotto dalla fase recessiva (decennio 2005-2015), sia la tendenza a una sostanziale stabilità del divario».

Tale dinamica si evidenzia bene nell’andamento dei ”valori del differenziale costantemente a svantaggio del Mezzogiorno: nel 2015 questo è di circa 14mila euro pro-capite, di poco inferiore all’anno base della serie, e aumenta visibilmente nel 2019”. La riduzione successiva segnala come lo shock pandemico abbia interessato negativamente soprattutto il sistema produttivo del Centro-Nord, benché in questa fase la performance delle regioni meridionali si attesti sui valori più bassi del periodo in esame. Lo scenario più recente – caratterizzatosi per un rimbalzo del pil nazionale nel 2021 (+6,7%) – conferma dinamiche difformi: la ripresa è stata più rapida e intensa nel Nord (+7,5% nel Nord-Ovest; +7,1% nel Nord-Est) che nel Centro (+5,9%) e nel Mezzogiorno (+6%). 

«Si profila un ampliamento della forbice, non da ultimo per gli effetti fortemente asimmetrici dell’incremento dei beni energetici conseguenti ai recenti eventi bellici», scrive l’Istat.

Nella fase pre-pandemica la quasi totalità delle province meridionali (eccetto pochi casi, in primis Cagliari, Chieti, L’Aquila) presenta ”distanze molto ampie, sovente di livello critico, dalla media nazionale. E’ un quadro molto diverso dal resto del Paese, poiché l’intera popolazione del Mezzogiorno vive in territori con un Pil pro-capite inferiore alla media nazionale (14,7% nel Centro-Nord), e oltre 6 residenti ogni 10 in aree con un pil pro-capite largamente inferiore”.

Emergono, altresì, ”marcate differenziazioni interne alla ripartizione: la provincia di coda (Agrigento) ha un pil pro-capite prossimo alla metà (53,6%) della migliore (Cagliari: 29.300 euro). La maggior parte delle province (26 su 38) si colloca al di sotto della soglia dei 20mila euro pro-capite, dove sono presenti tutte le province siciliane, calabresi e campane (eccetto i capoluoghi di queste ultime due regioni)”.

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