Dopo la sentenza della Consulta sull’obbligo vaccinale, una speranza nel ricorso al Tar Lazio invocando il diritto internazionale

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 «Salta all” occhio la parte centrale del comunicato della Corte Costituzionale: ”periodo pandemico”. La Corte con questa dicitura ha coperto quello che ha fatto il Governo sulla base dell”emergenza e con questa formula si è rimangiata la sua stessa giurisprudenza. Per la Corte Costituzionale, infatti, è possibile imporre un obbligo se il vaccino comporta effetti lievi (come un rossore) e se contiene il contagio. Per questi sieri non è cosi e quindi, ripeto, la Corte ha superato la sua stessa giurisprudenza rifacendosi alla questione del periodo pandemico che tutto ha concesso. Con queste sue parole ha detto in sostanza che i diritti del singolo in emergenza possono soccombere rispetto a quelli della collettività, mentre rispetto al principio della solidarietà non ha tenuto conto delle 29 morti accertate da vaccino».

Una posizione netta e di fortissima critica quella dell”avvocata Giulia Monte, che sta portando avanti il ricorso dei militari sospesi che ancora hanno una speranza, perché su un aspetto cruciale del loro ricorso potrà esprimersi il giudice di merito, il TAR del Lazio: “Sulla difformità della sospensione dal servizio rispetto al codice militare e allo status speciale dei militari, aspetto evidenziato in un approfondimento tecnico elaborato da Antonello Arabia, si pronuncerà il giudice di merito che è il TAR. Il primo motivo di ricorso non c”entra quindi con la Corte», spiega Monte. Anche sull”obbligo del resto ci sono degli spazi di speranza.

«Abbiamo richiamato norme internazionali (dalla Carta dei diritti dell”uomo, alla carta di Nizza)spiega l”avvocata– ed è quindi possibile che il Tar si esprima anche sul merito dell”obbligo disapplicando norme interne rispetto a leggi internazionali. Alla Corte è stata chiesta la legittimità rispetto alla Costituzione italiana».

Restano in ballo altri punti. «La Corte- precisa infatti l”avvocata– non si è pronunciata e ha ritenuto inammissibile il quesito se fosse legittimo sospendere i sanitari anche se non avessero avuto contatti interpersonali. Quindi, i giudici di merito potranno esprimersi. La Corte ha ritenuto non fondata anche la questione relativa al pagamento dell”assegno ai sospesi da parte del datore di lavoro».

C”è poi un altro aspetto che l”avvocata Giulia Monte non vuole trascurare: «Se avessero detto che la sospensione era stata illegittima avrebbero aperto le porte a una serie di azioni risarcitorie. La Corte ha coperto così il Governo che avrebbe avuto un danno economico alle casse», conclude.

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