Meloni meglio della Lagarde?

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Parlando al Congresso bancario europeo, Lagarde, ha confermato che “a dicembre definiremo i principi-chiave per ridurre il portafoglio di bond” pur mantenendo la flessibilità nei reinvestimenti e lo ”scudo” anti-spread (dall’Ansa di oggi 18 novembre). Cioè dopo aver comperato i titoli dalle banche commerciali stampando soldi nuovi (cioè “creati”), adesso ne incassa il valore nominale che gli stati devono pagare; però questi devono prendere i soldi dalle tasse imposte ai cittadini (cioè soldi “veri” e sudati).

La Banca Centrale a sua volta si trova in questa maniera a detenere fiumi di danari guadagnati faticosamente da noi cittadini e lo fa in forza della propria prerogativa istituzionale. Che farà di questi soldi che gli diamo? Li girerà alle singole banche centrali nazionali come hanno fatto fino ad oggi? Non è dato sapere. I nostri governanti stanno mettendo il naso in questa materia? È molto improbabile. Il nostro governo ha una idea di quale sia il nostro interesse? Cioè cosa vogliamo: più danaro in circolazione anche se qualcuno dice che ciò può favorire la crescita dell’inflazione? O ne vogliamo di meno? Non si sa.

L’intero settore è avvolto dalle nebbie più fitte tra le quali si intravede lo smarrimento più totale: la crescita dell’inflazione porta le Autorità monetarie a porre in essere le politiche antinflazionistiche classiche: aumentare i tassi di interesse e ridurre la massa di moneta in circolazione; come dire: rallentiamo l’economia troppo esuberante. Poi l’economia rallenta davvero e va in deflazione e recessione (cosa ormai certa) con annessi disoccupazione crescente e imprese che chiudono. Però l’inflazione che si voleva temperare scende di poco, spesso pochissimo. E quindi cosa si fa? si torna a stampare moneta? facendo daccapo inflazione? Un ginepraio infinito che il nostro Draghi conosce benissimo perché nell’ultimo scorcio della sua presidenza della BCE ha già tentato di sospendere il QE (cioè la famosa creazione di moneta a vantaggio di banche e caste politiche di tutta Europa che lo ha reso così gradito ai potenti di tutto il mondo) ma ha dovuto dopo soli tre mesi fare marcia indietro in modo inglorioso e scoperto perché la recessione montava a grandi passi… anche in Germania! Cioè un fallimento a caratteri cubitali. Il governo di destra italiano conosce tutto questo anche se è visibile a chiunque? Se lo ricorda? Se ne è accorto? Ha capito? Crediamo di no, mentre il Draghi si, e attende al varco il fallimento della politica della Meloni che ingenuamente crede che le Istituzioni con i loro “esperti” sapranno cavarci d’impaccio. Nelle stesse identiche sabbie mobili stanno anche le altre Banche Centrali. Inglesi in testa.

Ma la questione non è solo questa; esiste una differenza notevole tra le economie europee e nel loro funzionamento. È ovvio che, per esempio, quello che serve alla Germania non sempre serve agli altri; l’Italia, inoltre, di economie ne ha due ben distinte: una a Nord e una a Sud con due esigenze ben differenti se non opposte. In questa situazione cosa vuole fare la Meloni? distaccarsi dalle politiche economiche unitarie europee? E come? Ne avrebbe tutto il diritto visto che la competenza in fatto di economia interna (dal fisco, alla spesa pubblica,…) è, secondo i Trattati, delle singole nazioni ma se il debito è elevato e il tasso di interesse è detenuto dalla Banca di Francoforte e anche i titoli italiani sono detenuti a Francoforte e il bilancio pubblico è perennemente sotto la lente di ingrandimento della Commissione… di fatto solo la Banca Centrale può agire e realizzare una politica economica vera e propria. (violando di fatto i Trattati ma questo non si dice e noi lo mettiamo tra parentesi).

Ma v’è ancora di più: fino a prima della Grande Crisi del 2008 esisteva un mercato interbancario nel quale le banche si prestavano i soldi a vicenda e deliberavano il tasso di interesse relativo che era quello “di mercato” e cioè super partes. Poi la crisi ha portato una totale sfiducia delle banche tra di loro e quindi il mercato interbancario non esiste più; così il tasso di interesse è indicato in tutte le sue varie forme dalla Banca Centrale. La fiducia delle banche per se stesse non è più tornata ed è impossibile pensare ad un futuro nel quale la BCE venga soppiantata da un mercato specifico e libero. Cioè ormai oggi tutto inizia e finisce nella Banca Centrale che però non sa che fare.

Serve una serie di stravolgimenti nel funzionamento delle politiche monetarie e finanziarie che chiudano per sempre con la ortodossia oggi dominante; e quindi serve un bel coraggio, una vera autostima delle proprie innovative teorie economiche e politiche; teorie che, come detto devono essere fortemente eretiche per rompere con la ortodossia corrente.

Non c’è male come rompicapo! La Meloni lo sa che è stata chiamata a risolvere una cosa che per gli stessi banchieri centrali è irresolubile? La sinistra ha voluto perdere le elezioni -magari su sommesso suggerimento di Draghi che, come detto, è certamente consapevole di tutto ciò- per non trovarsi con questo cerino in mano? Lo stesso Presidente che è stato così garbatamente sollecito con il nuovo governo sapeva che la nuova compagine ministeriale stava per entrare nel labirinto più complesso della Storia?

Una specie di delitto perfetto che però non riuscirà; la destra già un po” scarsa in cultura economica, senza un miracolo, fallirà; la sinistra forte di retorica e semantica innovativa e autocelebrativa, ri-fallirà ancora peggio, e si produrrà una specie di apocalisse finanziaria. Senza possibile alternativa.

CANIO TRIONE

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