Il suicidio assistito e autorizzato dallo Stato Italiano: ciao Federico fa buon viaggio

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In arte Mario,  all’anagrafe Federico Carboni. Un generoso uomo di 36 anni, che ha spento da solo la sua vita, la sua seconda vita, quella attaccata ai macchinari che gli facevano battere il cuore da 12 anni, a seguito di un grave incidente stradale.  Mario-Federico ha vinto la sua battaglia e in questa lotta non è mancato il supporto psicologico legale da parte dell’associazione Luca Coscioni.

La fredda attività amministrativa istruita per concedere a Federico di “andare via” è stata lunga, piena di ostacoli e spesso “capricciosa”. In Italia Federico ha fatto la storia anche grazie alla sentenza n.242 del 2019 della Corte Costituzionale perché in buona sostanza ha legittimato l’aiuto al suicidio. Tuttavia come dicevo la prassi amministrativa è stata capricciosa perché ha visto contrapporsi gli interessi tra Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche, Comitato Etico e Associazione Luca Coscioni. Alla fine Federico ha vinto.

Non facciamoci ingannare dalla pietà o dal turpiloquio esasperato quando la sofferenza di rode il fisico e l’anima e ti lasci andare a frasi di circostanza anche se pregni di dolore – “era meglio morire che vivere così” –  “proprio a me doveva capitare” – ect., non serve a nulla,  neanche rivolgersi al nostro Dio pregando un misto di maldicenza e speranza, no, non serve, è tutto inutile. Ma Federico era lucido, sapeva che la sua esistenza poteva solo essere mantenuta dalle macchine, e quindi ha speso tutto il suo tempo per ottenere il fine vita, il suo suicidio, senza addossare la responsabilità a chicchessia, senza paure ma con epico coraggio.

Mario-Federico, prima di suicidarsi ha scritto una lunga lettera all’associazione Luca Coscioni, spiegando che la sua permanenza su questa terra era giunta al termine, che aveva paura e che credeva nella vita – ma che semplicemente la sua non era più vita. Ha spiegato che la sua sofferenza non era solo sua, ma di tanti altri e che non era giusto. Mario-Federico ha stravolto l’ordine naturale delle cose: si è detto indisponibile e non ha aspettato la morte l’ha causata e ci è andato incontro.

Che strana la vita. Mario-Federico suo malgrado è diventato un’icona: è stato il primo uomo in Italia a suicidarsi con il “permesso” delle autorità. Che strana la vita. Mi domando: ma la nuova vita di Federico valeva la pena di viverla? Se la risposta è no, allora significa che la persona , utilizza il proprio arbitrio, cerca il proprio bene e se il proprio bene è quello di morire così sia. Ovviamente stiamo parlando di casi estremi in cui porre fine alla propria esistenza supera ogni concetto del bene sul male. Se invece la risposta è si, cioè la vita ti è stata donata e solo Dio te la può togliere, allora non è concesso il libero arbitrio nella sua estrema accezione , allora la sofferenza è giusta che sia condivisa tra i più cari, è giusto che le cure sanitarie facciamo il possibile per lasciarti in vita anche se attaccato ad una macchina. Scegliete voi.

La storia di Mario-Federico ha sicuramente imposto anche una nuova lettura – direi quasi una laica catechesi – per l’ordinamento religioso. La Chiesa e il Santo Padre sono chiamati a rispondere a queste scelte estreme a dividere il bene e il male, a considerare la richiesta di suicidio non solo una liberazione laica – non un male – ma fors’anche un destino già stabilito dal nostro Dio. Chissà se nelle Tavole di Dio esiste mascherato tra le righe che la scelta di Fabrizio, DJ Fabo, Eluana Englaro, Luca Coscioni non è prevista, chissà!

Fabrizio a te a alla tua famiglia va il nostro rispetto per la tua scelta, avrai sicuramente valutato il limite tra il bene e il male, avrai tratto le tue conclusioni ed hai deciso liberamente con coscienza e questa è la TUA VITA. Riposa in pace, guerriero.

Franco Marella

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