Infiltrazioni mafiose nel Comune di Trinitapoli: durante la pandemia cibo in cambio di voti

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Nel comune di Trinitapoli (Bat), i cui organi elettivi erano stati rinnovati nelle elezioni amministrative del 2020, sono state riscontrate «forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione nonché il buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica».

E’ quanto scritto nella relazione del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese al Presidente della Repubblica, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dopo le risultanze delle indagini delle forze di polizia effettuate nel comune pugliese, disposte dal prefetto della Bat. Il Comune è stato commissariato per infiltrazioni mafiose lo scorso 31 marzo.

«La relazione prefettizia – è scritto nel documento – ha riferito che dagli accertamenti svolti dalle forze di polizia disposti a seguito dell’adozione di provvedimenti interdittivi antimafia e di un esposto-denuncia presentato da alcuni consiglieri comunali di minoranza è emerso il sostegno elettorale ricevuto dall’attuale amministrazione di Trinitapoli, nella tornata delle elezioni amministrative del 2020, da parte di un noto esponente di uno dei locali gruppi criminali». 

Per queste “interferenze elettorali” la persona coinvolta “è stata rinviata a giudizio” dal Gip per i reati di diffamazione e minacce verso gli amministratori che hanno esposto denuncia, pressioni sull’elettorato in occasione della tornata amministrativa, con le aggravanti del metodo mafioso. Le ispezioni, infatti, avrebbero confermato che il «malavitoso ha effettivamente svolto una intensa campagna elettorale a favore di alcuni candidati, facendo pressioni sul corpo elettorale anche a mezzo dei principali canali social, con elargizione – in tempo di pandemia – di pacchi e buoni alimentari e con velate minacce e intimidazioni nei riguardi del corpo elettorale, utilizzando anche un linguaggio tipicamente mafioso evocante la personale collocazione nel contesto criminale di Trinitapoli, ‘con la postilla – afferma la relazione prefettizia – che poi al momento opportuno avrebbe detto come sdebitarsi, e cioè con l’indicazione del voto’».

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