Andria, un tariffario per l’utilizzo di Castel del Monte

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Appena
appresa la notizia della scelta della Maison Gucci di utilizzare lo
straordinario scenario di Castel del Monte per il suo evento l’intero territorio
si è messo in stato di agitazione, evidentemente disabituato o mai predisposto
ad eventi di questo genere che non fossero le scampagnate a pasta al forno e
parmigiana del primo maggio sotto il Maniero federiciano.

Il 16 maggio
prossimo, quindi, Castel del Monte diventerà la vetrina dell’alta moda nel
mondo. La nuova collezione di Gucci, viene scritto, «finanzierà la
valorizzazione del sito Unesco, con l’intento di lasciare dietro di sé una scia
che si espande su tutto il territorio, con effetti benefici e ricadute positive
sull’immagine internazionale, sui flussi turistici e sul patrimonio culturale
della Regione”. Insomma come dire: “meglio di un farmaco salvavita»
.

Trattandosi
dell’utilizzo dell’immagine e della straordinaria, bellezza unica ed originale
del “nostro castello” – dichiarano dall’Associazione  Io Ci Sono! fondata da Savino Montaruli,
sarebbe opportuno, vista l’occasione unica e si auspica ripetibile, comprendere
quale sia il ritorno economico per l’utilizzo del Maniero e dello scenario splendido
che lo circonda, partendo dal famigerato caso del “Matrimonio al Castello” a
Trani di qualche anno fa, con tutte le polemiche che ne seguirono.

Al di la del
ragionamento che si potrebbe aprire circa quei “flussi turistici” che questo
evento potrebbe alimentare per la città di Andria da sempre snobbata dai
250mila visitatori annuali del Maniero per motivi facilmente immaginabili e
ormai acclarati, resterebbe da chiedersi per quale ragione non ci dovrebbe
essere un legittimo ritorno economico derivante dall’utilizzo della nostra
location. Non crediamo che l’utilizzo dell’Arena di Verona per concerti
musicali, teatrali ed altri eventi sia a titolo gratuito così come neppure
tante altre strutture storiche e di valore inestimabile, come Castel del Monte,
possano essere utilizzate gratuitamente. E qualora fosse a titolo gratuito
perché si a GUCCI e no al mutandaro andriese che voglia presentare la sua
collezione con l’innovativo elastico tira e molla sul davanti?

Un tariffario
sarebbe quindi quanto mai opportuno e una buona occasione per destinare quei
fondi che la Maison Gucci, storico marchio italiano acquisito tempo fa dalla
multinazionale francese di Françoise Pinault, potrebbe versare per l’utilizzo
del Patrimonio Unesco per dare respiro al comune di Andria in pre-dissesto
perenne. Certo con i francesi di mezzo bisognerebbe stare molto attenti:
potrebbero prenderla a male e trasferirsi nella vicina città di Barletta per
una nuova Disfida. Sicuramente nella città di Eraclio troverebbero pronta una
folta schiera di politici, damerini e damigelle agghindati per una campagna
elettorale in doppiopetto e tacchi a spillo. Ad Andria? La mano del Grande
Sarto Politico è sempre la stessa. Chissà se anche a Castel del Monte, come
accadde per la sfilata di DIOR a Lecce, lo vedremo in prima fila – concludono
da “Io Ci Sono!”.

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