Omicidio Tupputi a Barletta, la moglie del barista: «Dalle istituzioni solo parole»

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«Non risulta pervenuto alcun gesto concreto di sostegno e solidarietà», manifestata «solo a parole dalla comunità e dalle istituzioni»: per questo le «invito a dar seguito alle dichiarazioni rilasciate e a fornire ogni più utile e concreto supporto alla famiglia, dando un segnale concreto della loro presenza». E’ la denuncia che arriva dalla moglie del 43enne di Barletta, Giuseppe Tupputi, ucciso nel suo bar l’11 aprile scorso a colpi di pistola. L’omicida sarebbe stato individuato dagli inquirenti grazie alle immagini di videosorveglianza interne ed esterne all’attività commerciale “Morrison Revolution” e, al momento, risulta in stato di fermo dopo il decreto emesso dalla Procura di Trani nella giornata di ieri: per il presunto responsabile le accuse sono di omicidio volontario, porto abusivo di arma da fuoco e violazione della sorveglianza speciale.

Giuseppina Musti, coniuge di Tupputi, per tramite del suo legale, Francesco Piccolo, si dice «fermamente convinta che, in questo momento, vada arginato e superato quel senso di scollatura fra cittadino ed istituzioni attraverso gesti semplici, pratici concreti, che si rivelino in grado di dimostrare alle vittime e alla città la presenza dello Stato e il suo supporto».

La solidarietà espressa a parole, continua la moglie della vittima, «non solo non è risolutiva di alcun problema di ordine pratico, ma di converso può comportare conseguenze deleterie per la stessa immagine delle Istituzioni, con il rischio serio di indispettire la comunità che, peraltro, denota già un’evidente fragilità». Anche il comitato della zona 167, con una lettera aperta, ha chiesto un intervento «forte dello Stato, se necessario accetteremo anche la militarizzazione della città». I cittadini, preoccupati dal “livello di paura e terrore”, da mesi sono impegnati «in una raccolta firme che saranno inviate al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro degli Interni, affinché‘ il grido di allarme e di dolore giunga direttamente al cuore dello Stato che a Barletta oramai pare abbia mostrato una evidente fragilità».

Al messaggio della donna, si è aggiunto quello del vescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, Leonardo D’Ascenzo: «E’ stata offesa, ancora una volta, una comunità cittadina viva e operosa. Siamo dinanzi a un episodio che conferma come lo spirito del male esista, i cui adepti sono all’opera imponendo la cultura della morte, della violenza, dell’illegalità, del sopruso, dell’ingiustizia. Di fronte a questo efferato omicidio, nel nostro intimo, probabilmente sperimentiamo sentimenti di delusione, rabbia, sfiducia, impotenza. Di converso non possiamo e non dobbiamo arrenderci. Proseguiamo nell’affermare la cultura della vita, della legalità, della dignità della persona umana. Stringiamoci ora attorno alla famiglia di Giuseppe, facciamo sentire, ciascuno come può, la nostra vicinanza». Sul fronte delle indagini, intanto, gli inquirenti stanno cercando ancora di comprendere il movente dell’agguato e di trovare l’arma usata per sparare. La procura questa mattina ha disposto l’autopsia.

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