La prodigalità governativa

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In molti si chiedono il come mai della prodigalità governativa. Bonus ad ogni piè sospinto, spese militari,.. apparentemente tutto senza limiti!! ma anche fiscalità sempre più asfissiante per chi è fuori dal perimetro statale mentre il debito è ampiamente fuori da ogni possibilità di rientro. Schizofrenia pura? Quale scenario ci prepariamo a vivere? Un debito che è impossibile ripagare, cosa è? e come lo inquadriamo?

È certo che siamo in un mondo nuovo e con uguale certezza diciamo che non possono non averci pensato. Quindi cerchiamo di capire.

Meno di dieci anni fa gli stessi potenti di oggi scrivevano a caratteri cubitali in ogni giornale amico la parola “rigore” e che bisognava “fare presto” a ridurre deficit e debito se no tutto sarebbe andato in malora. Adesso quei toni non li ricorda più nessuno e la solfa è cambiata. Il covid, evidente pretesto, ha consentito di fare debiti molto oltre ogni sostenibilità, ma non crolla nulla; adesso la guerra ne giustificherà altri; cionondimeno si spende e spande per rifare le facciate e le finestre pur nella certezza che tutto andrà ad alimentare il monte debito. Come se tutto ciò non bastasse si fanno ulteriori debiti in occasione del PNRR per “rilanciare” l’economia. E non crolla nulla! Erano incompetenti gli economisti di allora? Mah!

La gente annichilita sembra aver rinunziato a pensare e non capisce più niente: il debito è cosa brutta o no? Se non si può ripagare che si fa?

La scelta che ha portato ad inventare una categoria economica nuova chiamata “debito buono” è probabilmente stata dettata da chi presta danari. In epoca di tassi di interesse bassi e di ritorni incerti coloro che prestano danari hanno cercato di prestarli agli stati che possiedono le armi necessarie per imporre ai cittadini il pagamento degli interessi e quindi i crediti verso di loro sono più garantiti. E questo è sotto i nostri occhi! Quindi il debito pubblico è buono per le banche non certo per chi è chiamato a ripagarne gli interessi e il capitale. I media fanno il resto riempendo le pagine dei giornali di toni trionfalistici verso i nuovi debiti sorretti dalla possibilità di comprare la macchina nuova o il televisore a spese di altri. Lo scenario che si prepara è quindi di elevatissima e crescente dipendenza degli stati (e quindi dei cittadini) dalle banche i cui proventi non vengono più prevalentemente dai rischi che assumono prestando soldi a imprese e famiglie ma essenzialmente dalla solvibilità degli stati sovraindebitati e cioè dalla loro capacità di farsi pagare le tasse. Si può dire che anche gli stipendi dei bancari provengono indirettamente dal bilancio pubblico.

Questo scenario di progressivo indebolimento degli stati a favore di grandi corporations (come società energetiche, tecnologiche, …) però non fa i conti con l’imprevedibile. La crescita dei tassi di interesse che si riteneva di poter controllare con la collaborazione delle banche centrali amiche, manda in malora tutto il progetto e pone una ipoteca grandissima su tutto il sistema finanziario mondiale. Il controllo sulla salita dei tassi è sempre meno efficace mentre i prezzi ormai sono schizzati verso l’alto non certo solo per la crescita della domanda ma essenzialmente per la crescita dei costi. Quindi se non si aumentano le quantità prodotte (riducendo così i costi e aumentando la concorrenza liberando le PMI), tutto il castello di carte della finanza globale va a cadere miseramente.

Fino a pochi mesi fa si voleva far credere che l’aumento dei prezzi fosse fenomeno transitorio inducendo a ritenere che presto i prezzi sarebbero ridiscesi ai livelli precedenti. Invece niente di tutto ciò si è rivelato corretto cominciando dall’energia che costituisce l’ossatura del livello dei prezzi. Non solo l’inflazione non si è fermata né, tanto meno, è tornata sui suoi passi, ma è ulteriormente cresciuta ed è da ritenere che cresca ancora; specie se la guerra e le spese per armamenti dovessero crescere; andando ulteriormente fuori controllo.

Quindi non esiste scampo per le multinazionali più blasonate del pianeta; il loro futuro è nerissimo specie se si insiste con al opzione bellica e non si libera l’economia reale. Si dirà che solo la capitolazione della Russia potrà salvare l’Occidente (cioè loro) e ci manderanno a morire per salvarli. Ma il destino delle nostre multinazionali è dato dalla loro intrinseca debolezza industriale e finanziaria: il futuro non sarà più sotto il loro controllo.

CANIO TRIONE

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